L’età definitiva

L’età definitiva

Il Tedesco è in finestra e fa le ultime tirate allo spinello di giornata. Tornato a Palermo per la malattia della madre, sta vivendo uno strano déjà vu. Salvo, vecchio compagno di scuola e pessimo componente della loro band di allora, gli ha trovato lavoro. In più lui si è messo a frequentare Simona, il sogno della sua esuberante pubertà, tanto che la chiamavano Madonna. Ma la donna ora ha una situazione difficile, una figlia piccola ed un marito violento, al di là del sesso il momento è topico, ha bisogno di aiuto. E allora forse è meglio tornare a Roma, anche perché la mamma Doris, di sangue germanico, sembra stare leggermente meglio. Il Tedesco a Roma ha un lavoro, anche se poco interessante: e magari potrebbe anche ricominciare a suonare anche se sono passati tanti anni dai tempi degli Über Alles, delle schitarrate appassionate. Il fratello Leo bello e inavvicinabile, le donne, i riti adolescenziali, la vita che scorreva potente nelle vene….

Classico romanzo di formazione post età giovanile, quella stagione nella quale si impongono delle scelte di vita non più affidate agli ormoni o al mood di una serata ad alto tasso alcolico, L’età definitiva di Giuseppe Schillaci è un libro che seppure non sorprendente rivela una scrittura compatta ed efficace, con squarci improvvisi di prosa vigorosa e innovativa, in una Palermo molto tradizionale e stereotipata in cui alla fine la differenza non la fanno l’ambientazione o la trama, ma appunto lo stile. Brillante e mimetica l’idea della lenta catarsi del protagonista, variegati, quasi fiabeschi i personaggi che abitano la storia: ma è il complesso dell’opera a rivelarsi solido e ricco di interessanti sfaccettature. Più delineati (anche se non perfettamente compiuti) i ritratti maschili. Le ambientazioni sono borderline, ma il gusto della parola salva Schillaci dal caricaturale e sa regalare emozioni.



 

 

 

 
 
 
 

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