L’età dell’estremismo

L’età dell’estremismo
Milano, giugno 1984. Dopo un estenuante lavoro artistico  durato fino alle due della notte, Keith Haring si reca al “Plastic” per ascoltare la musica che lo fa sentire come nella sua New York. Muore di AIDS il 16 febbraio 1990 a trentun anni, facendo calare il sipario sull’edonismo degli anni Ottanta, avendo sfornato gadget e oggetti di ogni genere, non dimenticando mai il suo maestro Andy Warhol. Il testimone del clamore del mondo passa agli occasionali camminatori sul Muro di Berlino, su cui lui stesso aveva scritto e dipinto… Fra l’ottobre del 1978 e il febbraio 1979  il filosofo Michel Foucault scrive in esclusiva per il “Corriere della sera” sulla rivoluzione iraniana. Rimane affascinato dal rifiuto degli studenti di teologia verso il tentativo di occidentalizzare il Paese ad opera dello Scià. Dopo l’iniziale curiosità e il conseguente entusiasmo, Foucault inizierà a nutrire perplessità… Settembre 2001, galleria d’arte “Postmasters” di New York. Si apre la personale del video-artista Wolfgang Staehle, si proietta molto lentamente il crollo delle Torri gemelle, con un effetto suggestivo: le torri implodono con un ritmo volutamente rallentato, a riprodurre un vero e proprio quadro… 
Sotto la guida ispiratrice di Eric Hobsbawm, il cui celebre Il secolo breve, che rivela in lingua inglese un titolo assai meno rassicurante (Age of Extremes), Marco Belpoliti pone una domanda: da cosa intendiamo uscire quando siamo eccessivi? Queste pagine si concentrano sul periodo della storia universale compreso fra il 1989 e il 2012, in cui si dipanano eventi paradossalmente perimetrati nella “quotidianità eccessiva”, lontana dalle esperienze del passato, al contrario prona verso l’appiattente “eterno presente” della cronaca. Col mestiere scaltrito dell’uomo non solo di lettere ma anche di dottrina sociologica, Belpoliti parla della postmodernità usando il suo stesso linguaggio: la continua intersezione di livelli narrativi - dalla cronaca alla letteratura fino alla graphic novel - a sostegno di una convinzione: dove tutto sembra essere incanalato, quasi come un’utopia faticosamente raggiunta, in realtà emerge la dimensione eccessiva sia essa qualcosa  sgorgante dalla storia spontaneamente (vedi la rivolta in Iran) o come dimensione mediaticamente (quindi programmaticamente) irrinunciabile, una sorta di spettacolo nello spettacolo (vedi l’analisi dell’assenza del corpo fisico dopo la morte di Osama Bin Laden). La parte dedicata a Foucault meriterebbe di essere confrontata con gli esiti saggistici di Mario Galzigna nel suo recente Rivolte del pensiero, dedicata agli sviluppi socio-culturali del pensiero del filosofo francese. Una testimonianza intellettuale, questa di Belpoliti, ricca di suggestioni, probabile reperto cartaceo da inviare a civiltà aliene per testimoniare l’evoluzione dell’umanità insieme al leonardesco uomo di Vitruvio.

 

 

 

 
 
 
 
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