L’eterno in un istante

L’eterno in un istante
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Raveo, Carnia, Friuli Venezia Giulia. Alessandro, dopo alcuni anni di assenza, fa ritorno al suo paese natale. Ormai Roma è diventata la sua casa, il luogo dove vive e lavora, eppure le radici non si sono mai seccate e ritrovare il fiume, la valle e le montagne della Carnia è sentire che i polmoni respirano di nuovo. Ma il ritorno non è gioioso e le imminenti festività pasquali non sono il vero motivo della sua venuta in Carnia nella quale non metteva più piede dalla morte di sua madre. A chiamarlo è stato il padre Flavio, sindaco del paese e che da giorni non ha più notizie del fratello Leonardo, medico e persona stimata. Un uomo serafico, che ha costruito la sua vita sulla precisione, sull’ordine e la pignoleria, caratteristiche che si rispecchiano nella nuova e modernissima villa che da poco ha abitato; un concentrato di tecnologia e soluzioni architettoniche da lui stesso volute. Assieme all’altro zio Adriano, i tre danno inizio alle prime ricerche, seppure le autorità siano riluttanti e la scoperta di un diario in casa di Leonardo introduce Alessandro in un aspetto insolito della vita di suo zio e che mai avrebbe pensato potesse interessargli. Nel piccolo quaderno, Leonardo, rivolgendosi a se stesso, racconta la propria esperienza, e con essa il raggiungimento di una nuova consapevolezza, durante le sedute di un corso di meditazione organizzate da un misterioso uomo di nome Carlo. Nello stesso tempo, Alessandro riscopre una parte di sé che credeva di aver cancellato o archiviato con la sua partenza per Roma. Ma le radici sono anche del cuore e i legami tra gli uomini e la terra non si spezzano facilmente…

La posizione, la concentrazione, la disidentificazione, il non giudizio, la consapevolezza, sono alcuni dei gradini di rinascita, crescita e scoperta interiore raggiunti da Leonardo e dei quali veniamo a conoscenza attraverso le sue stesse parole scritte nel diario, come se anche noi stessi fossimo accanto ad Alessandro, immerso nella lettura. Le atmosfere di questo libro sono davvero particolari, è indubbio, come è indubbio che l’approccio al romanzo di Matteo Cimenti può avvenire da più parti. Un filo giallo e una prosa asciutta ci guidano alla ricerca dell’uomo scomparso, un mistero che non sembra avere alcuna spiegazione logica per un uomo come Leonardo, mentre un altro filo ci introduce alla pratica della meditazione come luce che ci fa guardare dentro noi stessi. Due mondi all’apparenza lontani, che invece si incontrano senza strappi in questa storia di famiglia ambientata tra i monti dove Matteo Cimenti è nato e che, tra le righe, celebra. La Carnia è certo un luogo lontano dalle grandi notizie e proprio per questo fa da scenario ideale alla pratica della meditazione. Una solitudine geografica per una solitudine interiore: da entrambe possiamo imparare. Ma, attenzione, questo libro non è un giallo e non è nemmeno un trattato sulla meditazione, seppure qui ampiamente protagonista. Si deve appunto partire innanzitutto dalla famiglia di Alessandro e dalla storia di ciascuno dei suoi componenti, per poi ampliare gli orizzonti alla lotta tra luce e buio, tra tempo cronologico e tempo interiore. L’eterno che si contrae in un istante, l’intero universo in una sfera che possiamo tenere in una mano.



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