L’evaso

L’evaso

Malibu, California. Sono le tre del mattino quando l’anonimo furgone bianco si inerpica silenzioso verso l’esclusivo complesso residenziale di Serra Retreat. Vida Gomez controlla frenetica il suo iPhone e si tranquillizza solo quando il tecnico addetto alla sorveglianza che hanno corrotto le invia finalmente l’sms di risposta che attendeva. L’allarme è disattivato. Immediatamente Vida dà ordine agli otto uomini del cartello ‒ passamontagna neri, tute da combattimento e anfibi ‒ di muoversi. Vida guarda la casa in stile Mission Revival che si erge dietro la cancellata. Ha voglia di vomitare per la tensione ma non può permetterselo. Il cartello è stato chiaro. O porta a termine la sua missione o le fanno saltare la testa. Fa un sospiro e dopo un cenno al suo braccio destro Estefan, fanno irruzione. A cinquemila chilometri del Serra Retreat, lungo la costa ancora buia del Connecticut, nella palestra ricavata nel seminterrato, il fresco nominato padrino della famiglia Bonanno Michael Licata grugnisce per lo sforzo dell’allenamento quotidiano. Ma quel rito mattutino gli serve per non dimenticare chi è e da dove viene. Un figlio di puttana duro e spietato proveniente dai bassifondi di Brooklyn. Sbuffa quando sente l’interfono. Pensa sia quella rompicoglioni di sua moglie e non si degna nemmeno di rispondere. Mentre è steso per terra intento in un difficilissimo esercizio solleva lo sguardo e vede la sagoma di sua moglie con il suo luogotenente Ray Siconolfi. Licata sta per esplodere contro la donna per aver portato nel suo nascondiglio un estraneo, quando quello gli consegna una busta gialla dicendogli che è stata lasciata sul porticato. L’indirizzo sulla busta è quello di Michael Jr., il suo primogenito che vive in California. Nella busta c’è un iPad già acceso. Sullo schermo una luce verdognola di una telecamera per le riprese notturne che inquadra proprio la villa di Michael a Malibu. Un’irruzione. Licata ha quasi un mancamento quando vede la telecamera entrare in camera da letto di suo figlio che viene istantaneamente immobilizzato insieme a sua moglie Carla, incinta. Poi il fumo di un candelotto lacrimogeno lanciato sul letto e i due che lentamente in preda alle convulsioni soffocano in diretta. Istantaneamente a Licata cedono le mani e l’iPad crolla per terra mentre dal fondo della palestra due tipi apparsi dal nulla freddano con un colpo in pancia Ray e con il calcio del fucile frantumano i suoi denti anteriori facendolo svenire. Quando Licata si rianima scopre di essere ammanettato al tubo dell’acqua, mentre un rubinetto da cui esce gas pende dal soffitto a pochi centimetri da una candela. Da un tv al plasma alla sua destra Licata vede spuntare la faccia di Manuel Perrine, fresco e rilassato nella sua camicia bianca di seta. Il re del cartello della droga messicano lo saluta dallo schermo. Licata in lacrime lo prega, lo scongiura che questa volta non rifiuterà la sua proposta, ma Perrine gli dice che oramai è tardi, mentre il getto di gas che pende dal tubo raggiunge inevitabilmente la fiamma della candela facendo saltare per aria in un baleno Licata, il seminterrato e buona parte della sua pacchiana reggia. Michael Bennett nella sua nuova dimora, una vecchia casa colonica nel sud di Susanville in California, medita su quel suo forzato esilio. Sono già otto mesi che lui e la sua famiglia sono li. Da quando cioè quello schifoso mafioso messicano di Perinne, da lui arrestato, è riuscito non si sa come ad evadere. Ovviamente la prima cosa che ha fatto è stato mettere una taglia sulla sua testa facendo finire lui e i suoi dieci figli a vivere come un fottuto cowboy. Bennett accende come ogni mattina il suo iPhone per vedere cosa succede fuori da lì e sobbalza quando legge che Manuel Perrine è sospettato di una nuova sanguinosa guerra tra bande...

Sesto capitolo della fortunatissima serie (325 milioni di copie vendute nel mondo) partorita da James Patterson – qui coadiuvato da Michael Ledwidge ‒ dedicata a Michael Bennett, il detective qui costretto al forzato esilio insieme ai suoi dieci figli adottivi, dopo che sulla sua testa lo spietato re del narcotraffico messicano Manuel Perrine, appena evaso dopo essere stato proprio da lui arrestato, ha messo una cospicua e definitiva taglia. Perrine, dopo aver colonizzato il Messico con i suoi Los Salvajes, ha deciso di compiere la definitiva scalata all’industria della droga anche negli States e per farlo non si pone ostacoli di sorta, abbattendo in ogni modo magnati del crimine da un lato all’altro del Paese. L’FBI che ha inserito Bennett nel programma di protezione spedendolo in una fattoria in California sembra non avere a quel punto altra scelta. Michael è l’unico in grado di poter fermare quella mattanza, anche a costo della propria sicurezza, anche a costo della propria vita. Un’esca perfetta in grado di attirare Perrine e i suoi terrificanti squadroni della morte. Un action thriller disegnato da Patterson al solito senza esclusione di colpi, senza risparmiarsi e risparmiare al lettore adrenalina pura, azione, colpi di scena sangue a volontà e tensione all’ennesima potenza. Un tutti contro tutti che lascia senza fiato e dove sarà sempre più difficile alla fine distinguere i buoni dai cattivi.



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