L’ignoto davanti a noi

L’ignoto davanti a noi

Noi stiamo qui, lo sguardo alle vetrate della cabina, solcando il mare che si fa oceano; nella nebbia noi avanziamo, lasciando tutto alle nostre spalle, tentiamo la strada dell’ignoto. Sferzati dal vento gelido o spossati dal caldo-umido, attraverso l’acqua dentro la foresta noi cerchiamo. Una luce nelle tenebre, un grido: forse abbiamo trovato l’isola misteriosa. Forse, una sponda, una spiaggia, un territorio da esplorare. La paura e l’ostinata curiosità. Perdersi allora, incontrando gli occhi dell’Altro da noi. Pensarlo, noi per primi, prima che arrivino gli altri, che si disegnino mappe sempre più precise, prima che i traffici si diramino sempre più folti a comporre trame vastissime. Prima dei mercanti e dei racconti intorno ai tavoli di qualche taverna. Prima: c’è la via là fuori. C’è il naufragare e la possibilità che si porta dietro. Stanchi, gli occhi al vetro della cabina, esausti, eppure avvinghiati al collo del viaggio, al vento che soffia e porta odore di Ignoto. Il mondo, da un certo punto in poi, ha cominciato ad accelerare, a mappare, a ridurre il territorio da esplorare. Ha catalogato il catalogabile, lasciando sfumare via le suggestioni dell'immaginario. Separando il preteso presuntuoso reale da vani arabeschi leggendari e superstiziosi. Gli occhi rivolte non alle stelle o all’orizzonte, ma solo chini a misurare sulle dettagliate carte. Raccontami, allora, raccontami l’ignoto, ché “sogno e scoperta da sempre vanno assieme”…

Fania, il sovrano Giuba e la rotta per Atlantide, il viaggio del cinese Xuanzang verso l’Occidente, un viaggiatore arabo alla scoperta delle Maldive, Marco Polo nel deserto del Taklamakan, Colombo, i conquistadores e il Nuovo Mondo, un gesuita nel Brasile del sedicesimo secolo, il capitano Hudson e “la disperata” ricerca del passaggio a nord-ovest: e poi Henry Morgan e i pirati, James Cook e ancora e ancora... Coste atlantiche, Cina , India, Americhe, Oceano Pacifico. Niente più da esplorare? Sì, risponde tra le righe lo storico-in-conflitto Alessandro Vanoli – e il conflitto metodologico che propone è un buon fulcro di narrazione – tentando i sentieri di un giardino magico, in cui dati e fonti si fondono senza cartelli con storie, immaginario e ricordi, aprendo gli occhi all’attesa del profilo dell’isola misteriosa, di un’epifania nella bruma del viaggio. Lontano, più lontano ancora. Finisce la mappa, inizia l’immaginario. Pure in cerca del naufragare davvero – come Alexander Selkirk divenuto poi Crusoe sulla carta a opera di Defoe – Vanoli ne sottende e ce ne offre una metafora potente quanto il richiamo corsaro per un bambino preso in lettura sotto le coperte, appena salpato per una nuova avventura.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER