L’impero breve

L’impero breve
1936. Nel consenso generale dei suoi cittadini – non solo delle masse, ma anche di fior di intellettuali – l'Italia fascista ha appena occupato l'Etiopia o Abissinia con una crudele guerra-lampo di soli sette mesi che ha inflitto all'esercito africano perdite da dieci a venti volte superiori a quelle italiane. Ora Eritrea, Somalia ed Etiopia sono unite nell'Africa Orientale Italiana (AOI), il trasferimento di migranti dal nostro Paese ai territori appena conquistati è iniziato, e continuerà ancora per anni, fino al tragico epilogo del colonialismo mussoliniano. Il costo ingente della campagna militare – si stima in più di 38 miliardi di lire, molto più dei 12 dichiarati ufficialmente - è stato scaricato sulle classi medie e sui proletari con blocchi dei salari e aumenti del costo della vita, e nei prossimi anni le spese coloniali assorbiranno una percentuale significativa del bilancio statale (come ebbe a dichiarare il diplomatico britannico F.W. Cavendish Bentinck in una comunicazione al suo Governo “L'impero in Africa Orientale è per il momento una bancarotta”). C'è da costruire un'intera nazione: strade, palazzi, città. Ci sono da bonificare e irrigare terreni, c'è da sviluppare il commercio, ci sono da impiantare un'assistenza sanitaria, una organizzazione scolastica, una struttura giudiziaria: e il tutto sotto la minaccia costante della guerriglia partigiana...
Fabrizio Di Lalla, ex funzionario del Ministero del Lavoro e sindacalista UIL, concretizza la sua grande passione per la Storia dando alle stampe un saggio monumentale, un affresco molto equilibrato, a tratti persino troppo: si avverte distintamente la cautela dell'autore, che sa di camminare su un terreno scivoloso ed è alla costante ricerca di equilibrio, aderenza ai fatti, moderazione. Gli facilita il compito l'approccio scelto, basato al 100% sull'analisi di dati, memorialistica, reportage, articoli giornalistici d'epoca (compresi i 23 volumi pubblicati dal 1938 al 1943 de “Gli Annali dell'Africa Italiana”), testimonianze orali. Da questo approccio deriva anche la chiara vocazione del libro, che è l'informazione e non un giudizio politico purchessia della controversa esperienza coloniale mussoliniana. Si cerca insomma – per citare l'introduzione – di dare “un quadro quanto più aderente alla realtà di ciò che gli italiani fecero nel bene e nel male in quel lustro intenso e tragico della storia d'Italia  e delle memorie che ancora oggi è possibile rintracciare in quella parte martoriata del continente africano”. Eccellente poi la scelta di ricorrere al grande formato e l'inserimento di un nutrito apparato iconografico. Ottimo libro, ma solo se lo si intende come 'allegato' a un saggio che descriva passo passo la parabola storica dell'AOI, qui solo sommariamente riassunta.

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