L’impero dei lupi

L'impero dei lupi

Anna Heymes è sempre più inquieta, si sente come un animale in gabbia. Anche se invece è distesa su un tavolo d’acciaio, al centro di una sala immersa nella penombra, con la testa inserita nel foro centrale di una bianca macchina circolare. Una flebo distilla nelle sue vene un liquido di contrasto che permette di studiare ogni minimo cambiamento nell’afflusso di sangue al suo cervello. Intanto le fanno ascoltare delle frasi in lingue straniere che ignora, poi in lingue che le sono più familiari, poi in francese ma con la sintassi sbagliata. Successivamente mettono alla prova la sua memoria chiedendole nomi di città. Davanti ai suoi occhi si alternano colori, figure geometriche e infine volti: quelli appartenenti a personaggi famosi li riconosce tutti, su uno invece si blocca. Un uomo di una quarantina d’anni, biondo, occhi sporgenti, aria indecisa, da adolescente. Dove ha già visto quella faccia? Quando si accendono le luci e si avvicinano ad Anna il celebre neurologo Eric Ackermann e Laurent Heymes, Direttore del Centro di studi e bilanci del Ministero degli Interni e marito della donna, lei capisce a chi apparteneva il volto misterioso. È quello di Laurent. Non ha riconosciuto il viso di suo marito. Da più di un mese Anna soffre di strane amnesie: ha ammesso di provare imbarazzo di fronte al marito, di non ricordare i volti dei negozianti del quartiere, i clienti abituali del suo negozio di dolciumi e cioccolata. Ma non ha detto a nessuno che le crisi sono in realtà ancora più gravi: all’improvviso Anna si ritrova circondata da conosciuti, da visi senza nome che si deformano, assumono espressioni demoniache. E succede sempre più spesso, tanto che Anna ormai è una donna tremante, impaurita, che si sente impazzire. Suo marito Laurent, preoccupato, l’ha portata dal suo amico d’infanzia Ackermann, specialista brillante che lavora per l’esercito. Per questo lui l’ha sottoposta a tutte quelle prove. Il neurologo sospetta che nel cervello di Anna ci sia una lesione di origine ignota proprio nella zone deputata al riconoscimento dei volti e ha chiesto di effettuare una biopsia cerebrale, ma la spiegazione non convince Anna, qualcosa le dice che non deve accettare di sottoporsi all’operazione…

Anna è la giovane, sexy moglie di un pezzo grosso della Polizia francese, che da qualche mese soffre di amnesie selettive e allucinazioni. Paul è un capitano di polizia dalla storia familiare complicata, noto per la sua rigidità, alle prese con un’inchiesta su tre omicidi rituali ai danni di giovani operaie sans papier. Jean-Louis è un poliziotto in pensione, con una carriera di corruzione e violenza alle spalle e dalla sua la conoscenza perfetta dell’ambiente degli immigrati clandestini. Le vite di questi tre personaggi sono argilla tra le dita di Jean-Christophe Grangé, maestro del thriller all’europea, che le intreccia tra loro e alla storia politica e culturale tormentata di uno dei Paesi più affascinanti d’Europa, la Turchia. L’idea di occuparsi dei Lupi Grigi, il gruppo nazionalista di destra coinvolto anche nell’attentato a Giovanni Paolo II, è accattivante e inusuale per un giallo, e perfettamente coerente con l’approccio di Grangé, qui capace di mettere moltissima carne al fuoco: serial killer, traffico di droga, immigrazione clandestina, politica, farmaci sperimentali, schizofrenia, chirurgia borderline. Come sempre, numerose e decisive le differenze tra romanzo e riduzione cinematografica (l’omonimo film con Jean Reno e Arly Jover per la regia di Chris Nahon): non sarebbe corretto svelarle, perché quasi tutte concentrate nel finale. Diciamo solo che nel libro non c’è nessun happy-end e alcuni dei protagonisti muoiono. A voi scoprire quali, e per mano di chi.



 

 

 
 
 
 

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