L’impero invisibile

L’impero invisibile
Negli anni Venti, il Ku Klux Klan arrivò ad avere quasi cinque milioni di adepti, concentrati soprattutto negli Stati meridionali degli USA. L’organizzazione razzista era nata infatti alla fine della Guerra civile americana, nel 1865, per contrastare l’avvenuta abolizione della schiavitù e per difendere il potere dei bianchi. Si era poi diffusa in modo capillare, rendendosi protagonista di numerosi episodi di violenza nei confronti degli afro-americani, culminati in diverse occasioni in veri e propri omicidi efferati.  Per decenni, i neri, nonostante una legislazione che li tutela formalmente, oltre ai casi di violenza a sfondo razziale da parte di organizzazioni come il KKK, subiscono una segregazione di fatto, e bisognerà aspettare l’inizio degli anni Sessanta perché si possa assistere alla nascita di un movimento per i diritti civili. Martin Luther King con il suo celebre discorso “I have a dream” del 1963, darà il via ad una serie di manifestazioni per l’eguaglianza, ma l’uccisione di tre attivisti da parte del Klan vicino a Philadelfia, durante la freedom summer del 1964, darà una scossa all’America rendendo palese il clima di odio razziale in cui è imperniata parte della società a stelle e strisce. Le teorie del suprematismo bianco non sono però soltanto appannaggio del Ku Klux Klan. Negli Stati Uniti sono nate infatti diverse altre dottrine, come quella della Christian Identity, che è stata definita una “teologia dell’odio”, in quanto afferma che gli anglosassoni bianchi appartengono ad una razza superiore destinata a dominare il mondo nel nome di Dio. E gli USA sono anche il Paese delle centinaia di gruppi di estrema destra e neo nazisti, da The order al Posse Comitatus alle Milizie. Tutti accomunati da un unico retroterra di razzismo e composti quasi esclusivamente da WASP – White Anglo Saxon Protestant – che sono attanagliati, oggi, dalla paura di perdere la maggioranza numerica, vista la crescita di afro-americani e soprattutto di “latinos” all’interno della popolazione americana...
L’impero invisibile di Guido Caldiron, giornalista di Liberazione, è un saggio estremamente  interessante, diviso in capitoli brevi, di 2-3 pagine ciascuno. L’autore descrive l’evoluzione delle destre e delle ideologie razziste negli USA, in un arco temporale che va dall’epoca della schiavitù a Obama. Al di là della carrellata di personaggi e di movimenti della destra estrema e neonazista, che fortunatamente toccano soltanto alcune frange della popolazione, ciò che colpisce – e desta molta preoccupazione – è invece la diffusione più ampia e apparentemente inarrestabile, anche all’interno della classe dirigente, delle idee e delle pratiche dell’estremismo religioso e dell’intolleranza nei confronti degli immigrati. Il libro di Caldiron ci racconta come questo fenomeno sia cresciuto e continui ad evolversi parallelamente alla nascita e all’affermazione di alcune dottrine politiche ed economiche portate avanti dai principali esponenti Repubblicani negli ultimi decenni. Dalle politiche neoliberiste di Reagan tese alla dissoluzione del Welfare State americano, passando per il forte legame tra il governo di Bush Jr., i neocon e la destra religiosa, finendo al giorno d’oggi con la radicalizzazione della lotta anti-abortista, anti-immigrazione, anti Stato e anti tasse attraverso il movimento dei Tea Party, alla cui guida si è ormai attestata la ex candidata alla vice-presidenza degli USA Sarah Palin, insieme al giovane governatore, figlio di esuli cubani, Marco Rubio. L’impero invisibile diventa così anche un’utile termine di paragone per comprendere quanto, anche in Italia, abbiano ormai attecchito le stesse parole d’ordine e le stesse idee xenofobe – indegne di un Paese civile - che mirano ad escludere gli immigrati dal godimento dei diritti di base, come l’accesso ai servizi sanitari o il diritto all’istruzione.

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