L’impostore

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“I buoni bugiardi non soltanto trafficano con le menzogne, ma anche con le verità, e le grandi menzogne si costruiscono con piccole verità”. Enric Marco è un arzillo novantenne di Barcellona. Ex sindacalista, segretario generale della CNT (Confederacion Nacional del Trabajo), Marco ha vissuto la Guerra civile, partecipato alla resistenza spagnola, e può dichiarare di essere uno dei pochi sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti, essendo stato internato a Flossenbuerg. Una vita vissuta da eroe, quindi, il simbolo di un tratto importantissimo della storia del suo Paese. E come eroe Enric Marco vive la sua vecchiaia: ospite in vari programmi di televisione per raccontare la sua rocambolesca vita, rappresentante delle vittime spagnole dell’Olocausto, nel 2005 Marco sta per parlare davanti al Parlamento spagnolo in occasione dell’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Mauthausen. E appena prima della sua stellare apparizione, Benito Bermejo, uno storico abbastanza anonimo scopre il castello di bugie creato da Marco durante tutta la sua vita. Enric Marco non è mai stato in un campo di concentramento. È stato in Germania sì, ma lavorando in una fabbrica proprio a servizio dell’industria bellica nazista. Enric Marco, la voce della memoria storica, un personaggio carismatico e mediatico, è in realtà un grande impostore, un uomo che ha mentito per buona parte della sua vita…

Un personaggio realmente esistito è il protagonista dell'ultimo romanzo di Javier Cercas. Ma se il protagonista è un bugiardo compulsivo e tutte le vicende da lui raccontate sono appunto frutto della fantasia, ecco che forse non siamo davanti a un saggio, ma sforiamo nella categoria del romanzo, un romanzo creato dallo stesso personaggio principale. Enric Marco è stato infatti/quindi un grande romanziere, un uomo che ha impastato la verità con le bugie ed è riuscito a farsi amare da tutti: i giornalisti sempre desiderosi di intervistarlo, i veri sopravvissuti ai campi di concentramento, gli anarchici fondatori del CNT dopo la guerra. Per questo la sua caduta è stata rovinosa e Marco condannato duramente. Javier Cercas non sa perché, ma il personaggio di Enric Marco desta in lui un sentimento di attrazione e repulsione. Dopo aver accarezzato l’idea di scrivere un libro su Marco per lungo tempo, Cercas decide di contattare due registi argentini, autori del documentario “Ich bin Enric Marco” che lo mettono in contatto con l’ormai novantenne. Difficile raccontare la vita di un bugiardo cronico: un uomo che ha ingannato tutti su un momento storico così delicato e doloroso non desta sicuramente molte simpatie. Il compito di districare la matassa per Cercas è quasi impossibile: ci sono indubbiamente delle verità nei racconti di Marco, ma quali? E dove entra in gioco la bugia e come trovarla? Fa quasi compassione l’Enric Marco che davanti alle domande incalzanti dello scrittore si prende la testa fra le mani e implora: “Per favore, lasciami qualcosa”: Cercas gli lascia questo, un romanzo costruito in maniera impeccabile su un personaggio negativo, controverso e proprio per questo così affascinante, che sfocia in una riflessione più amplia sulla letteratura e la metaletteratura e sull’esigenza o meno di analizzare il male per poterlo comprendere. Consigliato.



 

 

 

 
 
 
 

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