L’imprevedibile movimento dei sogni

L’imprevedibile movimento dei sogni

Isabella sviene di nuovo, ma questa volta succede durante un match di tennis e viene così trasferita in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale dove si risveglia sentendo i rumori e gli odori tipici, mentre una fastidiosa luce insiste sulla sua pupilla. È particolarmente nervosa, poco socievole, pensa anche con rabbia a quell’incontro che ora la sua avversaria avrà vinto per il suo ritiro. Figuriamoci quando poi sente la pediatra (mancano ancora quattro mesi ai suoi diciotto anni e il reparto è quello dei bambini) dire al padre che vuole trattenerla in ospedale in osservazione per un battito tachicardico, la pressione alterata e alcune verifiche da fare. Si sente un pacco postale, consegnata da un infermiere all’altro, trasportata lungo un percorso che sembra non finire mai, fino al reparto. Lungo il corridoio del reparto fa già il suo primo incontro con una ragazza rossa di capelli e scossa da convulsioni incredibilmente potenti, ugualmente in una barella. Non appena si affianca alla sua, le si aggrappa forte con un braccio magro, mentre continua a boccheggiare. Isabella è spaventata e continua a ripetersi che è tutto ok e che in un ospedale ci sono situazioni di vario genere e gravità, mentre lei è sana e forte. C’è un’altra ragazza che incontra ed è nella sua stessa stanza: è completamente assorta nella lettura del suo e.book e sembra avere la stessa età di Isabella. Si presentano, lei si chiama Eleonora e ha attaccato con lo scotch, nella parete dietro al suo letto, un sacco di ritagli di giornale, articoli, fotografie, volantini. Addirittura la carta dei wafer Loacker. Chissà perché?

Elementi presi in prestito dal teatro ed elementi che arrivano dritti dritti dal mondo del cinema convivono con estrema efficacia nel testo di questo romanzo, sotto certi aspetti un po’ difficile, perché non è mai facile parlare di malattie, di stati vegetativi, di trapianti di organi, quando di mezzo ci sono giovani ragazze. Ma non è tutto qui. Insieme al teatro e al cinema c’è anche la musica, al di là dei meravigliosi cenni alla “Lullaby” dei Cure, c’è la pioggia che è musica, i minuti che passano (e sembra quasi di sentirli) che sono musica e ritmo, i respiri, i ricordi... tutto segue uno spartito ben preciso e scandito. E in questa atmosfera così speciale, nell’arco di una manciata di giorni succede di tutto. Ma qual è il confine tra l’onirico e il reale? Chi può dirlo? Di certo c’è che tre ragazze, ognuna con la propria patologia, ognuna con il suo percorso di vita e ospedaliero, ognuna con la propria modalità di scelta, decidono del proprio futuro, prendendo in mano il proprio destino, sterzando di colpo su quella che sembrava una strada già definita, strappando il proprio futuro dalle mani di genitori che vorrebbero tutt’altro, altri percorsi, altre decisioni, un’altra vita. E tutto avviene, forse, con scarsa serenità, con dubbi e non senza dolore, ma quel che è certo è che c’è assoluta consapevolezza. E loro tre si contrastano, si prendono in giro, si spalleggiano, si scambiano i ruoli, vivono una nella pelle dell’altra, un minuto fragili e in un altro padrone del proprio mondo, finché non arrivano a delineare i propri futuri, aiutandosi a capire e a scegliere.



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