L’impromissa

L’impromissa

Genova. L’appartamento è buio e silenzioso, l’aria è pesante e pregna di ricordi. È arrivato il momento, quello che Agata mai avrebbe voluto vivere: la sua mamma è morta ormai da mesi, la figlia è stanca e appesantita, ma non può sottrarsi al dovere di sistemare quella che è stata la sua abitazione, quella che un tempo era luminosa e odorava di pollo fritto. Quella stessa casa in cui è cresciuta, in cui ha provato le prime gioie e i primi dolori, dove ha condiviso tante cose con i suoi cugini e sua zia Diletta. A proposito della sua cara zia, eccola che arriva per darle man forte e starle vicina come sempre. In realtà Agata non si sente ancora pronta a riordinare quella casa, non se la sente di mettere via, pulire, buttare cose, le sembra di ammazzare il ricordo di Lisetta. In più la somiglianza eclatante tra zia Diletta e la sua mamma non l’aiuta per niente: pare quasi di avere Lisetta ancora lì di fronte. Le due cugine Lantieri sono quelle che più degli altri membri della famiglia hanno ereditato le fattezze che contraddistinguono la stirpe. La giovane donna si fa coraggio e decide di iniziare a mettere in ordine l’armadio, dove i vestiti da dare via sono davvero pochi. Lisetta è sempre stata parsimoniosa, abituata alla vita di campagna e a farsi bastare quello che aveva. Le due donne si danno da fare, ma non riescono a non farsi prendere dai ricordi. Diletta racconta di quanto lei, Lisetta e i cugini Edoardo e Filippo fossero uniti. Il merito è stato tutto di Alli, la mamma di Diletta, che ha saputo trasmettere loro amore e affetto e soprattutto è riuscita a far capire quanto la famiglia sia importante nella vita. Tra ricordi, lacrime e belle parole, Agata e Diletta continuano a mettere a posto: la zia deve però andare via e la nipote decide di continuare da sola. Aprendo uno dei cassetti del comodino, Agata trova quello che più teme di affrontare: la scatola di latta. Quella scatola in cui Lisetta conservava i più cari ricordi, tutte le foto, quelle a cui Agata in tenera età era tanto affezionata. Ora però la donna non ci trova solo fotografie, ma anche un piccolo quaderno dalla copertina bianco-grigia e dalle pagine colme di parole scritte fittamente. Dal quaderno scivola una lettera, indirizzata a Lisetta e firmata da una certa Virginia, che invita la sua mamma ad andare a prendere gli altri quaderni. Agata ormai incuriosita apre la prima pagina e si rende conto che il quadernetto porta la firma di Alice Lantieri, sua zia. Già dalle prime righe, Agata capisce di avere tra le mani qualcosa di veramente prezioso. Ne inizia così la lettura…

L’impromissa, il romanzo d’esordio di Chiara Ferraris, è una storia di amore, di forza, di tenacia, di sacrificio, di dolore, di lotta e sofferenza. È la storia di un’Italia stretta nella morsa fascista, che cerca e trova la propria scappatoia, pur pagandola a caro prezzo. L’impromissa è la storia di Alice e Pietro, due ragazzi messi sulla stessa strada da un destino crudele, due anime che si trovano e si intrecciano lasciandosi cullare dall’amore, quello vero, quello puro, quello che sbaglia e si perdona, quello che si perde e si ritrova. A fare da sfondo alle loro vicende c’è la fattoria e con essa la terra, quella stessa terra che Alice odia, ma che poi grazie alla propria tenacia e a quella di Rosetta – la donna che la porta nella famiglia Lantieri – la ragazza impara ad amare. La Ferraris, con il suo stile garbato e la sua sinuosa scrittura, snoda la narrazione su due piani temporali differenti: il presente, che vede protagonista Agata, la nipote di Alice e il suo travagliato matrimonio e il passato, che parla della storia di sua zia, attraverso diari e attraverso la scrittura veicolo di ricordi e memoria. I protagonisti sono Pietro e Alli (Alice), intorno ai quali ruotano diverse figure e nessuna sembra avere un ruolo marginale. Ben disegnati i personaggi, dettagliatamente delineata l’ambientazione e precisi i riferimenti storici, il tutto impreziosito dalla buona capacità della Ferraris di riuscire a far arrivare al lettore le più vive sensazioni delle figure che animano il romanzo. La scrittrice non relega chi legge al ruolo di inerme spettatore, rendendolo così partecipe della storia, della gioia dell’amore e del dolore della rinuncia. Le sofferenze e i patimenti dei protagonisti sono tangibili, come è altrettanto palpabile la loro estrema felicità. Chiara Ferraris, biologa, insegnante e scrittrice, ha vinto con L’impromissa il Premio nazionale per opere inedite “Parole di Terra” sezione narrativa. Per l’occasione il romanzo è stato presentato con il titolo Il giorno dei grilli verdi, decisamente appropriato al contesto della storia. Se si è alla ricerca di un romanzo di quelli che rimangono nel cuore, di quelli scritti bene, che narrano di amore senza tingersi di rosa intenso, che raccontano di una forza puramente e sfacciatamente umana e tutta al femminile, allora il consiglio è quello di approdare a Genova e immergersi nella vita di Alli.



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