L’incendio e altri racconti

L’incendio e altri racconti
Un improvviso incendio divampa nel cuore elegante della Francia rurale, mandando in cenere parte di una splendida tenuta di campagna e il potenziale flirt della signora Georges. Mario, affascinante pittore di mezza età, dopo aver scatenato un piccolo inferno nell’animo della mesta matrona, soccombe alle fiamme, questa volta reali, salvando involontariamente la reputazione della donna. Ma quella che sembra la fine è in realtà l’inizio di una storia del tutto diversa, un segreto è quello che il fuoco porta a galla, sconvolgendo la piccola comunità... Il tagliente ritratto di un uomo qualunque, uno spettatore disinteressato a cui il senso sociale, civile, va letteralmente a piombare addosso. Sotto le bombe non potrà evitare di interrogarsi... E poi siamo in Ucraina, e c’è della magia oscura e quotidiana nei piccoli sortilegi pronunciati per riunire una coppia di innamorati sfortunati. Ancora famiglia, infanzia e sentimento in quindici racconti brevi...
Non è di storie particolarmente sconvolgenti ma di quotidiane piccole scoperte che è infarcito il volumetto che Antonio Castronuovo assembla - e traduce - e che raccoglie la rara e significativa produzione della Némirovsky non romanziera. Tante piccole intuizioni sono la principale fonte di piacere che la lettura dei testi, uno dopo l’altro, riflessione dopo riflessione, lascia. La scrittrice, che compone sull’onda dell’amore nutrito per Čhecov o per Katherine Mansfield, che divora da lettrice, pensa allo scrittore di racconti come uno che ha le ore contate. È quindi al ritmo, in un certo senso alla musicalità, di sicuro alla tempestività e alla tempistica, che l’intellettuale ebreo-ucraina rimanda il principio fondante dell’atto creativo. Non si può che apparentare questa necessità di Tempo, quasi “arsura” compositiva, ad una bramosia di Tempo da vivere, quello che Auschwitz ha invece sottratto alla Némirovsky donna. Ma è la forza della sopravvivenza e non la disfatta della capitolazione a rimanere, come in Suite francese anche qui siamo trascinati dal concetto che «tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò, prima di tutto vivere: Primum vivere».

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