L’infermiera inglese

L’infermiera inglese

Fratturarsi una caviglia qualche giorno prima di Natale giocando a tennis in Svizzera ‒ perché di neve per sciare neanche a parlarne ‒ è una vera disdetta. Per fortuna, a fare compagnia alla giovane Saffron bloccata in ospedale arriva Henry, il giovanottone americano con cui è fidanzata. È l’occasione giusta per discutere il progetto del ragazzo a proposito di una serie televisiva (possibilmente con un originale punto di vista) sulla vita di Florence Nightingale; una impresa difficile, considerata la mole di materiale di ogni genere che esiste già. Saffron inizia così a raccontare a Henry le notizie che ha raccolto, a cominciare dalla nascita di Florence a Firenze: proprio per questo i genitori scelsero di darle quel nome curioso. Nata nel 1820 in una tranquilla famiglia aristocratica di campagna, a diciassette anni ha una specie di esperienza mistica, a partire dalla quale comincia un percorso interiore alla ricerca di una confusa vocazione. Il 12 agosto 1853 per Florence tutto si è fatto chiaro e prende servizio nell’Istituto di Cura per Gentildonne Inferme in Circostanze Disagiate. Testarda Florence, disposta a sfidare la famiglia pur di formarsi all’assistenza infermieristica in un’epoca in cui era demandata a donne di ceto davvero infimo. Eppure nulla la ferma, qualche amico potente l’aiuta, e la sua occasione arriva con la guerra di Crimea: il 5 novembre 1854 sbarca a Istanbul con le trentotto infermiere che ha formato. Ad accoglierla l’ostilità delle gerarchie militari. Presto però diventerà la beniamina dei soldati, per loro sarà per sempre “The Lady with the Lamp”, l’angelo instancabile che di notte attraversa le corsie degli ospedali militari con il suo lume a petrolio…

Terzo romanzo breve dedicato a personaggi della cultura anglosassone per il giornalista, scrittore, sceneggiatore e noto anglista Masolino d’Amico. Questa volta la scelta è caduta su uno spirito illuminato, una donna straordinaria che, in anticipo sui tempi, ebbe un ruolo determinante nella riforma dell’esercito britannico in relazione all’assistenza ai malati e poi nell’assistenza sanitaria inglese. La sua ostinata volontà le permise di vincere convenzioni e pregiudizi fortissimi e sempre, nonostante gli ostacoli, le sue idee alla fine risultarono vincenti. Al punto che ‒ nonostante la malattia che la costrinse a letto ‒ continuò ad essere consultata dai Paesi europei e non per la costruzione e l’organizzazione degli ospedali. La biografia di questa donna fuori dal comune è certamente affascinante ed è apprezzabile il tentativo di renderla avvincente e scorrevole come un romanzo. Tuttavia la cornice che fa da occasione al racconto appare piuttosto forzata e i due personaggi che ne sono protagonisti risultano poco simpatici e abbastanza superflui, sicché il lettore non vede l’ora di saltare le poche pagine che li riguardano per proseguire la storia della Nightingale. Il tono del racconto è disinvolto, il ritmo abbastanza sostenuto, la storia, naturalmente, affascinante. Di quelle che, in ogni caso, è bello ripercorrere, magari per lasciarsi incuriosire e trascinare ad ulteriori approfondimenti.



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