L’inizio di tutte le cose

L’inizio di tutte le cose

Al corso preparto può accadere di incontrare una coppia simpatica e di sentirsi così belle ed eccitate da farsi il marito della compagna di corso… In gravidanza gli odori possono essere tanto forti da prendere al cervello, fino a spaccarsi il naso e farsi ricoverare… In gravidanza si può essere tanto in apprensione da credere che il proprio bambino sia morto anche se l’ecografia dice il contrario… In ospedale può capitare di essere talmente fuori di sé da chiedere l’epidurale, rifiutarla davanti all’ago, per poi richiederla di nuovo... A una donna può capitare di affittare le proprie mammelle ad adulti succhiatori a pagamento… Quando il bambino ruba il sonno, può capitare di accorgersi che c’è solo sfinimento e niente amore… In un mondo oscuro senza né amore né sole la nascita di un bambino può diventare un presagio di palingenesi, al punto da renderlo una specie di santone adorato da vivo e da morto... L’amore per il proprio bambino fa provare una morsa prima sconosciuta e per allenarsi a sentirla si può arrivare a tutto... Fare la spesa con due bambini può essere talmente alienante da annichilire una donna, che non ha altra via che la fuga…

Sui terrificanti, meravigliosi, inattesi cambiamenti che travolgono le donne prima, durante e dopo il parto si sono scritte tonnellate di pagine. Approcci clinici, psicologici, esperienziali: le future mamme hanno solo l’imbarazzo della scelta. Eppure ci sono delle cose che nessuno scrive: i lati oscuri dell’essere madre, le piccole o grandi perversioni, le tempeste ormonali, la perdita di contatto con la realtà, la difficoltà perfino di imparare ad amare un figlio, quando ti rende meno della metà della donna che eri prima. Un approccio più periferico tutto sommato ci voleva, per dire che non sono tutte rose e fiori, che se la privazione del sonno nel mondo è usata anche come tortura ci sarà un perché. Peccato solo che, nella ricerca di una sana collocazione di nicchia, il totale dei racconti risulti un po’ estremo, irreale e amaro, col risultato di presentare un’umanità femminile sciroccata più che depressa (questo ci starebbe), distante dalla realtà e paurosamente sola. Donne senza compagno (e anche questo ci sta) ma anche senza amiche, senza sorelle, senza madri, senza direzione. Da leggere rigorosamente solo dopo aver già partorito.



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