L’inizio e la fine

L’inizio e la fine
Una donna distrutta dal dolore implora un procuratore con la speranza di salvare il figlio dalla peggiore delle pene, ossia quella capitale. L'uomo è stato condannato per l'omicidio della moglie, un omicidio di cui si sta ancora indagando il movente. Il procuratore, gravemente malato, pur essendone consapevole trae soddisfazione esclusivamente dall'applicazione delle leggi e dal proseguimento della propria carriera. La sua vita è governata dalla apatia, dall'avarizia e da una sete di giustizia che non tiene minimamente conto dei sentimenti e del rispetto della vita altrui…
Ma, inaspettatamente, è proprio nei confronti di questo personaggio così freddo e distante che il lettore prova un sentimento di pietà leggendo questo racconto struggente, che riesce a tenere il lettore con il fiato sospeso, in attesa del verdetto.  La scrittrice russa di origine ebrea (1903-1942), che morirà in un campo di sterminio, in questo breve arco narrativo riesce a trasmettere il senso di angoscia che la affligge, e il suo sbigottimento di fronte al declino dei valori dell'uomo. La ricerca della ricchezza, della carriera, il disinteresse verso il prossimo e il distacco sono i cardini del racconto, ma anche della società in cui lei viveva. La decadenza morale è ciò che fa da sfondo alla narrazione , in un contesto di ideali smarriti e vuoti. Tutto ciò è lineare con l'esperienza della vita della autrice, ossia un ambiente medio borghese, e una esistenza in continua fuga da un clima antisemita, che non le impedisce di pubblicare e di farsi conoscere per le sue doti letterarie.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER