L’innamoratore

L’innamoratore

Quando il maresciallo lo incontra nel suo letto d’ospedale, fasciato da capo a piedi come una mummia, dopo che qualcuno ha cercato di farlo saltare in aria con l’esplosivo, non è neanche sicuro che l’interrogatorio possa davvero cominciare: c’è gente intorno, e forse lui non è nelle condizioni. Ma poiché è chiaro che non si è trattato di una fatalità, bensì di un omicidio tentato da qualcuno molto vicino alla vittima, non c’è tempo da perdere: si sa che, in questi casi, il tempo gioca a sfavore. Così, d’acchito, gli domanda: “Lei che lavoro fa?”. Ecco, è proprio questo il punto. Se fai un lavoro tradizionale - che so, il falegname - è facile spiegarlo; d’altro canto oggi siamo riusciti a capire perfino mestieri più inafferrabili e dal nome più complicato, come lo spin doctor o lo smooth operator. Per lui invece è sempre terribile trovarsi di fronte a quella domanda. Che dire? E allora dice la prima cosa che gli viene in mente: “Io vado con le donne”. E già si complica tutto: perché se è vero che quasi tutti gli uomini ci vanno, è pur vero che lui lo pagano per andarci. Così nella mente del graduato affiora subito quella parola curiosa e un po’ desueta: “Lei fa il gigolò!” Ma lui non fa il gigolò: lui le donne non se le porta a letto. Quando ci va, è per farle innamorare…

Stefano Piedimonte - tre romanzi alle spalle, prima di questo, tutti pubblicati con Guanda - ha il pregio della leggerezza. Caratteristica che riesce a coniugare bene con il noir, ciò che a sua volta gli permette di raccontare le sue storie - tutte diverse tra loro - con il giusto livello di suspense. Nonostante la massiccia presenza del tema dell’amore, L’innamoratore non è un’opera giallo-rosa, ma qualcosa che ricorda a tratti Il segreto di Luca: qui l’impossibilità di essere compresi fino in fondo è rappresentata fin dalla prima pagina dalla difficoltà del protagonista di farsi capire attraverso le bende che ne soffocano la parola (e dietro cui, per contro, si trincera). È anche un po’ un manuale dei rapporti tra gli uomini e le donne: vi si può ritrovare - senza cadute nel didascalico - ciò che le donne si aspettano dagli uomini e ciò che gli uomini non sono in grado di dare, per ignoranza, per sciatteria, o perché, con ogni probabilità, ne sono costitutivamente incapaci. Avevamo già parlato bene dell’autore e non ci eravamo sbagliati: questo romanzo riuscirà a catturare il gusto di un pubblico amplissimo, compreso quello un po’ più esigente, che non si accontenta dell’amore contrastato o di qualche trovata brillante qua e là. Piedimonte sta già lavorando alla riduzione dei suoi romanzi per il piccolo schermo.



 

 

 
 
 
 

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