L’innocente

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Al buio Matteo sente solo il ticchettio costante della sua sveglia. Tiene gli occhi chiusi. Stamattina non ha voglia di svegliarsi, non vuole vedere sua madre e sua sorella, non vuole affrontare la mancanza di suo padre. Purtroppo però non può fermare il tempo. Ed ecco arrivare sua madre a svegliarlo. Dalla morte di suo padre, Matteo vede sua madre sempre più smarrita, confusa, affaticata: gestire i bisogni suoi e di sua sorella minore Clarissa sembra diventato quasi una impresa impossibile. Per fortuna ci sono i suoi nonni che le danno una mano. Questa mattina per Matteo è ancora più difficile del solito. Bisogna accompagnare Clarissa dai nonni e poi andare dalla Psicologa e dall’Avvocato. Matteo in cuor suo li detesta. Sa che servono a risolvere la brutta faccenda in cui è stato coinvolto, ma nonostante tutto preferirebbe non vederli mai, dimenticare tutto. Oggi c’è l’udienza davanti al Giudice. A Matteo verrà richiesto di parlare del “don”, il suo amico parroco, di quello che accadeva tra loro. Matteo vorrebbe solo l’oblio. Quello che ricorda è la bellezza di far parte di una band di ragazzi che suona musica per il parroco e la comunità, il senso di estrema protezione che tutto quello gli ha regalato. Era finalmente parte di un progetto più grande, aveva amici. Prima di confessare quello che accadeva con il “don”. Ora ci sono solo la Psicologa, l’Avvocato e sua madre sempre sull’orlo di una crisi di nervi: niente più amici, niente più sorrisi, niente più musica…

Marco Franzoso, autore del fortunato romanzo Il bambino indaco , tra gli altri, scrive un nuovo romanzo affrontando una vicenda spinosa dal punto di vista del bambino che l’ha subita: un probabile caso di abuso sessuale da parte di un prete di provincia nei confronti di un minore. Il bambino, Matteo, che deve già elaborare un lutto – ha perso suo padre in un incidente stradale – è letteralmente travolto. Tutti i suoi punti di riferimento si sono sgretolati nel momento in cui lui stesso ha confessato che tra lui e il “don” (come affettuosamente continua a chiamarlo) accadevano cose che lui stesso non riesce mai a definire. Attorno a Matteo si muovono personaggi che paiono privi di umanità: l’Avvocato, la Psicologa, il Giudice. Matteo li disumanizza. Per lui sono solo l’incarnazione dei suoi incubi, di tutto ciò che non vuole e non sa affrontare. Tutti lo spingono, in modo diverso, ad accusare esplicitamente il prete che ha abusato di lui. Matteo non sa nemmeno formulare con precisione l’accusa: le parole gli si bloccano in gola. Sua madre è totalmente assente: troppo impegnata a mantenere a galla i resti di una famiglia polverizzata prima dalla tragedia della morte del padre e poi da ciò che ha subito Matteo. Franzoso scava nei meandri della psiche di Matteo, cerca di farci provare il suo turbamento, la sua angoscia. E ci riesce bene. Ogni frase è cesellata con cura. Eppure Franzoso sembra ripetere uno schema strutturale già letto: la vittima che racconta la sua tragedia senza riuscire a inserire quel “quid” in più. Il lettore non è mai del tutto coinvolto, mai del tutto “emozionato”. L’autore instilla costantemente un dubbio: esiste davvero un innocente? Qualcuno che non abbia mai colpe? Sarà forse nel nostro stesso essere “umani” la presenza della “colpa” intesa in senso strettamente cristiano?



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