L’innocenza del germoglio

L’innocenza del germoglio

È freddo in quel gennaio 2005 a Milano. Fa freddo anche nel cuore di Greta, che nella notte ha perso il suo papà e si appresta a partire per la Maremma. Vorrebbe che il suo compagno, Fabio, decidesse di andare con lei, non solo che le prestasse la sua auto, ma non ha il coraggio di rispondere “Sì” alle continue richieste di lui di poterle stare vicino. È un ritorno a casa diverso da tutti gli altri il suo, perché odori, colori e sapori la portano continuamente a pensare a quell’uomo che le ha insegnato molto, ma che lei non è andata a trovare nemmeno a Natale: pur sapendo che sarebbe stato il suo ultimo Natale, ha preferito una vacanza alle Maldive. La vigna, il bosco, le piante in letargo, sembrano tutti rendere omaggio a quest’uomo che ha speso la sua vita intera, stagione dopo stagione, per la terra. Eppure Greta era voluta fuggire da quel posto e appena l’età e gli studi glielo hanno permesso si è trasferita a Milano. In quella casa dove è cresciuta, vivono ancora la nonna paterna, la zia, sorella del babbo e la mamma, tra ricordi e lacrime, anche se erano ormai preparate a quella perdita. E il giorno del funerale trovano anche il modo per parlare un po’ tutte insieme e delle persone presenti che hanno reso omaggio al loro caro Gianni. La nonna non perde tempo a chiedere a Greta di sposarsi, fare figli, magari scegliendo qualcuno in paese, per tornare, visto che quel Fabio forse nemmeno esiste, dato che lei, dopo sette anni, non lo ha ancora conosciuto...

“Sono un germoglio illecito che con le sue foglie invadenti ha ombreggiato la pianta madre, sciupandola”... Ètutto qui il mistero, che ovviamente mistero non è, dei personaggi di questo romanzo che per una buona metà del libro ci lascia dubbi, ci fa creare congetture, ci permette di esprimere giudizi, schierandoci da una parte o dall’altra. Un sottile filo di dolore impresso tra le righe e che aleggia per tutta la storia, rendendola a tratti cupa e triste. E piena di domande. Non che poi, risolti i dubbi, arrivino le giustificazioni a tutti i comportamenti dei protagonisti, anzi! Una galleria di donne, tutte diverse, con le loro capacità (o incapacità) di affrontare il dolore, la vita, le rivelazioni, i rapporti e un solo uomo che, pur se muore già nelle primissime righe del testo, resta, comunque, a intrecciare le loro vite, tra ricordi contrastanti. E poi c’è un argomento, quello della violenza sessuale, di estrema attualità e raccontato in un momento della nostra storia italiana (neanche troppo lontano), in cui esistevano alcuni “strumenti” come il “matrimonio riparatore” e il “delitto d’onore”, mentre le donne erano davvero merce di scambio tra padre e futuro marito e di sicuro valevano meno di un pezzo di terra. D’altronde il reato di violenza sessuale diventa delitto contro la persona solo nel 1996. Questo romanzo di esordio della marchigiana Irene Paoluzzi era risultato finalista, proprio in rappresentanza delle Marche, al premio letterario della RAI “La Giara” del 2015.



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