L’innominabile attuale

L’innominabile attuale

Tutte le società precedenti alla nostra vivevano in un assiduo confronto con le divinità, in contatto armonico con la natura, ispirati da ideali metafisici e assoluti. Questa è invece una società autoreferenziale che ha espunto da sé la dimensione del divino e del sacro, il senso del valore e del sacrificio. Turisti e terroristi sono le figure sociali indagate nel primo capitolo del presente libro. Gli uni perché ritenuti osservatori irresponsabili e svogliati di un mondo “che non ha un suo stile e li usa tutti”, gli altri perché ammorbati dalla falsa convinzione di poter cambiare un eterno presente di svago e incoscienza con atti violenti che tradiscono un uso strumentale del concetto del sacrificio e del sacro. Nella seconda parte del libro l’autore evoca, tra libri, diari e lettere di grandi intellettuali del calibro di Klaus Mann, Luis-Fernand Céline, Virginia Woolf, Samuel Beckett e Joseph Roth, l’antologia dell’inquietudine che dal 1933 al 1945 in cui tali geni furono capaci di stare con i piedi nelle rovine del presente, ma con la mente che già intuisce il futuro e lo precorre. Quindi riprende il filo interrotto del loro presentimento e assume in sé la consapevolezza che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale siamo sprofondati sempre più in una condizione di inconsistenza nella quale ognuno di noi si trova al centro di tutto, ma orfano di un passato carico di simboli sacri e di valori fondanti. Siamo piombati in una sorta di epoca dello stordimento in cui non si riesce a capire ciò che sia accaduto, che cosa abbia potuto determinare questo salto di civiltà che ci ha privato di figure di riferimento tanto fondamentali a lasciarci in uno stato di disorientamento assoluto…

Il senso dell’attualità rappresenta uno dei motivi d’indagine su cui l’uomo si sofferma troppo poco nel corso della sua esistenza. Il presente ha vita breve e quasi effimera: la velocità con cui le notizie si alternano ai suoi occhi fa sì che il loro valore rimanga solo nelle increspature superficiali. Quelle che – per dirla con Fernand Braudel – si manifestano nei conflitti visibili, come quelli politici, ben diverse dai movimenti più lenti che invece avvengono in profondità e provocano le grandi trasformazioni economiche e sociali. Il più valido criterio di lettura del presente storico è quello, dunque, che riesce a individuare il vero motore dei cambiamenti. Come nel caso di Roberto Calasso che, con lo sguardo disorientato di chi osserva un paesaggio improvvisamente mutato sotto i propri occhi e insieme con la consapevole necessità che tutto ciò vada compreso, assume su di sé il compito di leggere la contemporaneità sorreggendosi sulla fede incrollabile nella forza dei valori fondativi del pensiero umano. Una scelta che lo conduce ad allargare a poco a poco il ventaglio delle proprie riflessioni, per portare alla luce un confronto con l’attualità capace di trovare quantomeno uno spazio di discernimento possibile atto a contrastare l’invasività di un mondo che produce la fine di ogni sacralità. Un libro che nessuno dovrebbe fare a meno di leggere.



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