L’invenzione del balcone

L’invenzione del balcone
Camillo Valbusa, venditore ambulante di siero antivipera con l’ausilio di Carlotta - una simpatica vipera usata per le dimostrazioni dell’efficacia del siero, rigorosamente rispettose dei tempi del letargo - andando su e giù per l’Appennino ha maturato la convinzione che il mondo sia finito. Non scomparso, esploso o distrutto, semplicemente finito; e quel che accade, i fatti, si svolgono e si dipanano senza alcun legame con il prima e il dopo. Valbusa (che è il cognome della madre, ma questa è un’altra storia e ve la racconterà lui) decide di raccontarci delle storie, alcune in prima persona altre no, ma solo per comodità. Sono fatti accaduti nel mondo finito e come tali non hanno valenza di realtà, pur essendo tutti rigorosamente veri. Lo fa utilizzando un diario. I giorni si susseguono senza una logica apparente, ma come è noto, la logica è come un paio di mutande; strettamente personale...
E alla bocca, anzi alla penna di questo insolito ambulante, l’ex avvocato e calciatore Eugenio Ghiozzi affida la ferocia che ben conosce chi lo segue nella più nota veste di Gene Gnocchi. Un fustigatore di (mal)costumi senza freni né confini. Ed ecco allora che fra le avventure e disavventure che capitano nel mondo finito di Camillo troviamo l’organizzazione di un G8 nel bilocale di zia Cleunice, rigorosamente affidata a Bertolaso (che nel corso del sopralluogo scopre gli altarini relativi alla querelle fra Al Bano e Michael Jackson); un delitto rimasto impunito a causa della crisi; un disoccupato che parte per Oslo in autostop (scopo del viaggio rubare l’Urlo di Munch per poi chiedere il riscatto) ma trova l’amore e rinuncia al piano. Non manca la disamina su come agisca la criminalità organizzata, e come per dei banali equivoci si scatenino faide interminabili. Gnocchi non ha paura di inserire nomi e cognomi, organizzazioni culturali e capisaldi dell’economia. Non si salva davvero nessuno, casa editrice compresa. Viene da chiedersi perché non siano partite querele a raffica. E la risposta è probabilmente nell’ironia scivolata spesso nel sarcasmo e nell’assurdità dei fatti in cui personaggi e istituzioni vengono coinvolti. Discorso a parte merita l’epistolario che conclude il libro. Se possibile ancora più surreale e caustico del diario; un epistolario a cui si aggiungono di missiva in missiva nuovi protagonisti, rigorosamente senza distinzione fra vivi e morti e senza minimamente contemplare le eventuali incongruenze temporali. La cosa che traspare prepotentemente è la vasta cultura di Gnocchi, che il comico usa come un giocoliere le mazze, e se qualcuna scappa di mano e colpisce qualcuno… un sorriso, un’alzata di spalle e si va avanti. Un libro per tutti, sconsigliato solo a chi sia privo di senso dell’umorismo. E a chi scambia per nonsense il surreale.

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