L’invenzione della madre

L’invenzione della madre
Un padre, ma soprattutto una madre e un figlio: ecco è il nucleo famigliare e narrativo che segna il passo di questa storia, mentre la curva finale della malattia, col suo decorso vorace, ne è la colonna sonora struggente e disarmante. Lo spartito è composto dal cancro che da dieci anni accompagna la donna e che, inevitabilmente, costringe anche il marito e il figlio a inseguire quel percorso di guarigione legato alla speranza, anche se  ad ogni nuovo sintomo la via diventa sempre più labile e difficile da vedere. Mattia, con poco più di venti anni addosso e un lavoro da commesso in una videoteca, comincia a tracciare, attimo per attimo e situazione per situazione, tutto l'arco vitale della madre, alla quale è indissolubilmente incatenato. La sua è la costante e spasmodica ricerca di dettagli da conservare, mentre ogni altra cosa del mondo sembra nuocere e stride orribilmente nei confronti della loro vita, sempre più condizionata dalla posologia dei medicinali e dal proclama di referti medici ogni volta più tragici. La morte della madre proietta poi Mattia in un limbo dal quale tenderà a escludere tutti: fidanzata, lavoro, amici e padre. Dopo che il lungo addio si sarà concluso e composto, Mattia cercherà in ogni modo di tenere stretto quel legame forte che lo univa, e ancora lo unisce, a sua madre...
La storia di Mattia rimbalza in testa come un antidoto creato appositamente per vincere la battaglia col proprio subconscio, che si rifiuta di accettare l'assenza, improvvisa o tristemente attesa, di una persona cara. Della storia di questa donna, bombardata dal cancro e delle cure contro di esso, non ci viene risparmiato un minuto; tutto ciò che la riguarda ci viene descritto attraverso gli occhi del figlio, spaventato dalla possibilità di dimenticarla, o anche solo di perdere un frammento del ricordo di lei. A volte fin troppo doloroso, per quanti hanno perso una persona cara a causa del cancro, è inevitabile il confronto con il proprio dolore, il meccanismo con il quale un figlio inventa la madre ci costringe a guardare la ferita sul corpo del malato che si apre e non si rimargina, perché così deve essere.

Leggi l'intervista a Marco Peano

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