L’inverno del giustiziere

L’inverno del giustiziere
New York. Sembra una mattina come tante quella di Felipe Tavares, agente della UN Security Force, la forza di sicurezza dell’ONU. Ma non è così. Il quartier generale delle Nazioni Unite si sta preparando ad ospitare un importante incontro tra i principali capi di stato e, quando giunge l’allarme da parte dei servizi segreti circa un uomo vestito di nero che si sta avvicinando all’ingresso principale – un probabile terrorista kamikaze  – a Felipe basta un piccolo movimento sospetto per fare fuoco. Ma quando le forze di sicurezza esaminano il cadavere, si accorgono che l’uomo che giace a terra non è un terrorista ma un vecchietto disarmato, Gerard Merton, inglese di origini lituane. Per evitare che l’accaduto getti l’ONU nel fango, il responsabile legale delle Nazioni Unite, Henning Munchau, si rivolge ad un suo collaboratore per risolvere la questione: Tom Byrne, avvocato che da un pezzo ha rinunciato agli ideali per preoccuparsi esclusivamente del proprio conto in banca. Tom deve recarsi a Londra, dalla figlia di Gerald Merton, Rebecca, e cercare un accordo grazie al quale la vicenda resti sconosciuta all’opinione pubblica e tutto venga insabbiato. Una volta giunto a Londra, Tom Byrne viene a scoprire che Gerald Merton in realtà si chiamava Gershon Matzkin ed era un ebreo lituano del ghetto di Kovno sopravvissuto all’Olocausto…
Verità e finzione si fondono ne L’inverno del giustiziere, terzo romanzo di Sam Bourne, pseudonimo del giornalista inglese Jonathan Freedland, prima corrispondente e ora editorialista del quotidiano “Guardian”. Se, infatti, i protagonisti della vicenda sono frutto della fantasia dell’autore, la ricostruzione storica della distruzione del ghetto di Kovno, in Lituania, e della resistenza ebraica sono fatti storici che Sam Bourne ha ricostruito attraverso le fonti, prima fra tutte l’opera di Michael Elkins Forged in Fury, la prima ricostruzione delle vicende del gruppo noto come i Nokmin o DIM – Dam Israel Nokeam (Il sangue di Israele sarà vendicato) –  coloro che subito dopo il dramma dell’Olocausto si impegnarono a vendicare i sei milioni di ebrei periti ad opera del regime nazista, con operazioni come quella avvenuta nell’aprile del 1946, quando migliaia di gerarchi nazisti perirono nel campo di prigionia a Norimberga – lo Stalag 13 – dopo aver mangiato del pane avvelenato. Sono pagine dolorose quelle che si affrontano nel leggere il diario di Gerald Merton, alias Gershon Matzkin. Pagine da cui trasuda il dolore di un popolo trattato come carne da macello. Un popolo, quello degli ebrei della Lituania, che dopo aver dovuto subire le violenze sovietiche, quelle degli stessi lituani che vedevono gli ebrei come responsabili dell’avvento del comunismo, è andato incontro al suo tremendo destino in nome di una folle e spietata “soluzione finale”. Proprio questo dolore, trasformato in odio, ha dato via al gruppo dei DIM, per dimostrare che uccidere il popolo ebreo avrebbe avuto un prezzo. Questo, Sam Bourne ce lo racconta in un thriller spietato, in cui si alternano le vicende del presente, condite da un ritmo che farebbe rabbrividire Dan Brown, e le pagine di quel lontano e doloroso periodo, in cui uomini e donne non hanno voluto sottostare ad un regime folle e hanno costruito un proprio concetto di giustizia. Un thriller che insegna, che apre una finestra su un periodo tragico della storia e proietta nel presente una trama da apnea, ricca di colpi di scena. 

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