L’inviata specialissima

L’inviata specialissima

“Saper bussare alle porte: è la prima lezione di vita professionale. Vai e proponiti, devi saperti vendere, altrimenti non vai da nessuna parte”. Lisa Bisacchi questo consiglio lo ha imparato a memoria, però che fatica! È pur vero che il curriculum è solo un foglio di carta che va fatto scivolare amabilmente sulle scrivanie che contano, ma è altrettanto vero che si deve sperare che non venga immediatamente appallottolato e “archiviato” nel cestino! Anche perché poi c’è sempre quella domanda piuttosto sciocca: “Che lavoro ha fatto finora?”... come che lavoro, che cosa si aspettano da una giovane che sta appena cominciando, soprattutto se continuano a cestinare le sue proposte? E quelle quattro microesperienze professionali ti viene voglia di farle diventare chissà che. Se poi si arriva al colloquio si deve cominciare a pensare al look, preferibilmente formale, ai capelli, all’aspetto insomma, perché si deve essere precisini per la “buona impressione”! E c’è sempre il solito amico che suggerisce di inviare curricula a più non posso... sì, certo, si può fare, se non fosse che trovare un lavoro è urgente. Non solo protezioni varie, giorni di riposo, ferie pagate, magari anche qualche benefit, ma soprattutto uno stipendio che ti permetta di vivere, perché come freelance si vive di stenti e se sei fortunato a casa di mamma e papà, altrimenti davvero sotto i ponti! E poi si arriva a un’età in cui si comincia ad avere delle esigenze, soprattutto la voglia di non essere guardati come pezzenti dai commessi dei negozi e non essere costretti a impallidire di fronte a prezzi proibitivi per le nostre tasche. E vogliamo parlare di una cena al ristorante piuttosto che doversi sempre accontentare della pizza?

Laura Cervellione giornalista lo è davvero e certamente per il suo romanzo avrà attinto a piene mani da molte esperienze dirette o comunque vissute da qualcuno vicino a lei, perché in realtà c’è molto di vero e l’iter raccontato è proprio quello che si traccia in genere (soprattutto nelle testate giornalistiche) per la cosiddetta “gavetta”. Il genere dello scrivere, veloce, vivace, leggero, rende questo romanzo estremamente piacevole, da leggere tutto d’un fiato, sorridendo o magari ritrovandosi fra le righe. E quanto è vero che quando una cosa va male (lo abbiamo vissuto tutti), puoi stai pur certo che ci si aggiunge di tutto! A cominciare da un fidanzato che ti lascia libera di concentrarti sulla ricerca del lavoro (bugiardo), ma in realtà si concede la libertà di frequentare la sua nuova fiamma alla luce del sole. Piacevoli alcuni dei personaggi, al di là della protagonista “incasinata e casinista”: un apprezzamento particolare è doveroso per il bel tenebroso Alexander, ma soprattutto è speciale la signora Spence, compagna di viaggio fino a Parigi (in ottica di “car-sharing”) su di un furgone che contiene i resti della sua vita, compresa Pam, la ranocchia che tiene in gabbia. È la signora Spence (senza guardare troppo lontano) che poteva costituire lo scoop per la neogiornalista Lisa e non soltanto per le relazioni amorose con uomini poi diventati importanti (e di cui racconta succosi pettegolezzi), ma per quel suo modo di essere, per la cucina nel furgone con cui si prepara il tè, per come poi, con un boa di piume di struzzo gialle, riesce ad agghindarsi per trasformarsi in una cartomante che per la strada, sui marciapiedi di Parigi, prevede il futuro ai passanti.



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