L’invisibile

L’invisibile
Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

Macon, Georgia. Lena Adams rientra a casa che è quasi mezzanotte, stanca morta. Ormai è in piedi da diciotto ore filate, passate a rispondere alle domande provocatorie di quelli degli Affari Interni, che indagano sul suo blitz della settimana prima. Un blitz non autorizzato ufficialmente, una brutta faccenda che Lena vorrebbe solo dimenticare, ma che il grosso livido sul viso ‒ dalla sfumatura giallo urina ‒ e i tre punti di sutura sulla sua testa le impediscono di fare. Per non parlare della schiena, le gambe, le ginocchia. I quattro cadaveri che si è lasciata alle spalle. Le cose orribili che ha visto. Lena appoggia il suo distintivo e la custodia della Glock sul comò in camera da letto, e spegne il cellulare proprio mentre il suo partner, Paul Vickery, le sta mandando un messaggio per assicurarsi che stia bene. Il rombo del motore di una Harley Davidson nel vialetto le annuncia che suo marito Jared ‒ poliziotto della stradale di Macon, un grado inferiore a Lena e dodici anni più giovane ‒ è rientrato a casa. Il loro rapporto sta attraversando un momento difficile: Lena è tosta, si rifiuta di cedere al pianto e ammettere il suo dolore, mentre Jared vorrebbe solo confortarla, esercitando quel ruolo di “uomo di casa” che la determinazione della moglie riesce sempre a surclassare. Jared propone un drink, un bel bicchiere colmo di vodka è quello che ci vuole. Lena ne beve mezzo tutto d’un fiato, e si porta l’intera bottiglia al bagno, poi si attacca senza ritegno dimenticando di avere ingerito degli antidolorifici. Suo marito si mette a montare i pensili della cucina: tutto, pur di non avvicinarsi a lei; eppure solo qualche settimana prima non riusciva a smettere di toccarla, di posare la sua mano sulla pancia di Lena, dentro alla quale stava crescendo una nuova vita. Una vita che ora purtroppo non c’è più, ma Lena non può permettere che questo la allontani da Jared. Lo ama, lo desidera. Complice l’euforia causata dall’alcol, lo raggiunge e lo abbraccia forte, premendo il viso sul suo petto. Dopo l’iniziale resistenza Jared si scoglie, ma nell’attimo in cui la attira a sé per baciarla il suo corpo viene scosso da un colpo. Il suo sangue schizza sulla bocca di Lena. I due cadono sul pavimento, Jared sopra Lena, il corpo di lui in preda agli spasmi. Impossibile muoversi: gli spari risuonano, come i passi sinistri di un estraneo sul corridoio. Qualcuno si è introdotto in casa loro con la ferma intenzione di ucciderli...

Ennesimo caso per il detective del Georgia Bureau of Investigation Will Trent, personaggio che a quanto pare incarna il mix caratteriale di tutti gli uomini della vita della sua creatrice: parliamo di Karin Slaughter, nota e acclamata scrittrice americana, una delle regine incontrastate del panorama thriller. Nei suoi romanzi la suspense regna sovrana, le descrizioni cruente e le scene splatter abbondano, e il dialogo costante, fitto e dinamico, trasporta i lettori in una dimensione quasi cinematografica; L’invisibile, che vede Trent impegnato in una pericolosa missione sotto copertura, non fa eccezione alla regola. In virtù del crossover operato dalla Slaughter tra i suoi due filoni narrativi, quello di Will Trent appunto, e quello di Grant County con protagonista la pediatra Sara Linton (personaggio ispirato alla Clarice Starling de Il silenzio degli innocenti) ritroviamo vecchie conoscenze, e di conseguenza antichi rancori, sensi di colpa (Will e Sara hanno un’intensa relazione che lei fatica ad ufficializzare) e dolori mai sopiti che il caso al centro dell’indagine, che collega il traffico di droga allo sfruttamento e al traffico di minori (certe descrizioni davvero fanno accapponare la pelle), riporta inevitabilmente a galla. Infatti, il marito di Lena, Jared, altri non è che il figlio di Jeffrey (defunto marito di Sara che per la sua morte incolpa proprio Lena), a suo tempo messo in guardia dallo sposare una donna considerata egoista e testarda. Ma è davvero colpa di Lena se Jared lotta tra la vita e la morte? A chi ha pestato i piedi stavolta, conducendo un’operazione pericolosa e non del tutto autorizzata? La Slaughter si dice molto orgogliosa delle sue protagoniste femminili, poco simpatiche e lontane dallo stereotipo di femme fatale, donne moderne e indipendenti che devono conciliare carriera e famiglia, costrette a sgomitare e ad alzare la voce per essere prese sul serio. Donne simili a dei cigni, che scivolano aggraziatamente sulla superficie dell’acqua ‒ come recita un detto del sud degli Stati Uniti ‒ mentre sotto si agitano per restare a galla. Sara Linton ha i capelli rossi: molte donne americane farebbero carte false per averli, afferma l’autrice, che in un ipotetica trasposizione cinematografica dei suoi romanzi sceglierebbe senza dubbio Amy Adams per impersonare la pediatra di Grant County.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER