L’invitato di Dracula

È il pomeriggio che precede la Walpurgis Nacht, la notte di Valpurga, durante la quale la tradizione popolare vuole che il diavolo si manifesti e i morti camminino di nuovo sulla terra: ma ciononostante quel viaggiatore inglese si è messo in testa di visitare i dintorni di Monaco in carrozza, con la scusa del cielo limpido. Gli spiegano che soffia un vento da nord che potrebbe portare una tempesta improvvisa, ma lui niente. Nemmeno le raccomandazioni del maître dell’albergo “Quatre Sasons” bastano a dissuadere il turista, e la paura superstiziosa del cocchiere Johann, che ogni tanto si fa il segno della croce, lo fa soltanto sorridere. A un certo punto della scampagnata in carrozza il viaggiatore inglese nota una stradina “che pareva affondare in una piccola vallata ventosa” e propone di percorrerla. Johann rifiuta terrorizzato: lì sotto c’è un villaggio disabitato da decenni, un villaggio maledetto da cui la gente se n’è andata per sfuggire a dei vampiri, all’orrore di morti che venivano trovati con la pelle rosea e le labbra sporche di sangue nella tomba. Sprezzante della paura del cocchiere, il turista decide di visitare il villaggio a piedi, da solo. Intanto da nord sta arrivando una oscura e violenta tempesta di neve e grandine… Lo studente inglese Malcolm Malcomson, giunto in prossimità di un esame importante, sente la necessità di andare a studiare in un posto isolato, lontano dalle distrazioni. Prende perciò un treno per un paesino inglese a caso e arriva a Benchurch, che fa proprio al caso suo, dato che tranne una settimana al mese, quando c’è il mercato, è praticamente spopolato. Malcolm passa la prima notte nell’unica locanda del paese, ma durante la sua passeggiata mattutina nota una vecchia casa imponente isolata dalle altre e scopre che è in affitto, per giunta ad un prezzo irrisorio. Decide all’istante di trasferirsi lì per qualche settimana, nonostante scopra ben presto che i paesani la considerano una casa maledetta. La chiamano la Casa del Giudice, perché più di un secolo prima era stata la dimora di un magistrato che suscitava grande terrore a causa della brutale severità – quasi un compiaciuto sadismo – delle sue sentenze. Cosa ci fosse di strano nella casa nessuno sapeva dirlo con certezza, a Benchurch si dice che ci viva “qualcosa di spaventoso”…

Dracula’s guest and other weird stories (questo il titolo originale dell’antologia) fu pubblicata postuma dalla moglie di Bram Stoker, Florence Balcombe, nel 1914. La signora due anni dopo la scomparsa del marito stava ancora cercando di capitalizzare in ogni modo la fama ottenuta dallo scrittore irlandese grazie a Dracula, per esempio mettendo all’asta appunti e manoscritti di Stoker. E per fortuna ritenne opportuno anche raccogliere una serie di racconti inediti, unirli ad altri già pubblicati su vari periodici e dare alle stampe questo libro, che a onor del vero la Balcombe affermava – in una breve nota che apre il volume, anche in questa edizione – fosse previsto anche dallo stesso Stoker. Malgrado fosse materiale di scarto, o comunque non di prima scelta, si tratta comunque di racconti che non sfigurano affatto nel quadro della narrativa orrorifica e/o gotica a cavallo tra Ottocento e Novecento: anzi i richiami evidenti a Le Fanu, l’ironia macabra di fondo e gli echi di Lovecraft li rendono un must per gli appassionati. Ovvio però che da subito l’attenzione della critica e del pubblico si concentrasse sul racconto che dà il titolo alla raccolta. La title track infatti è un frammento che faceva parte della stesura originale di Dracula – anzi, tutto fa pensare che ne costituisse il primo capitolo – ma successivamente è stato tagliato: ambientato in Germania, nei pressi di Monaco, durante il viaggio che porta Jonathan Harker da Londra in Transilvania, narra il primo impatto del giovane agente immobiliare (che però qui non viene mai nominato, né descritto in alcun modo) con la realtà del vampirismo. L’incauto protagonista va a cacciarsi in una trappola mortale dalla quale a salvarlo è paradossalmente un sinistro, enorme lupo – sì, è ovviamente Dracula. Una situazione narrativa molto simile, non potrete fare a meno di notarlo, a quella proposta da Stoker proprio in Dracula quando fa intervenire il nobile non morto un attimo prima che tre fascinose vampire dissanguino il povero Harker, caduto nelle loro grinfie. È forse per questo che l’autore volle tagliare il capitolo dal manoscritto finale? Nessuno lo sa, è un’ipotesi come un’altra: la maggioranza dei critici propende invece per le incongruenze stilistiche tra L’invitato di Dracula e il romanzo che ne è seguito, che in effetti sono palesi.



 

 

 

 
 
 
 

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