L’ipotesi del male

L’ipotesi del male

Roger Valin, un tranquillo contabile in abito grigio come la sua vita, è scomparso da ben diciassette anni. La sua è una delle tante fotografie che ricoprono il muro dei dormienti - “vivi che non sanno di essere vivi e morti che non possono morire” - nel Limbo, la sezione scomparsi nei sotterranei del Dipartimento di Polizia dove da qualche anno Mila Vasquez si è fatta distaccare. Lei è brava nel suo lavoro, nonostante sia patologicamente anaffettiva, perché sa leggere fra le righe dei silenzi che le persone lasciano dietro di sé ed è a suo agio nel buio nel quale essi finiscono col tempo; forse perché lei stessa convive da anni con i suoi fantasmi personali che fanno sempre paura ma ormai le sono familiari come un’ombra. Una sera qualunque il tranquillo contabile emerge all’improvviso dal mondo delle ombre per sterminare un’intera famiglia con lenta, lucida e studiata crudeltà. Apparentemente senza alcun motivo. Ci tiene ad essere riconosciuto e per questo lascia in vita il più piccolo di casa perché telefoni, davanti a lui,  alla polizia e riferisca l’accaduto, anche il suo nome. Nemmeno il tempo di tentare di raccogliere le idee per Mila, chiamata dai piani alti a collaborare alle indagini (suo malgrado, perché l’Oscurità che subito percepisce in questo caso sembra risucchiarla in eventi passati, proprio là dove lei non vorrebbe), che altri uomini e donne, finiti da anni nell’oblio, tornano dagli abissi nei quali si erano sprofondati solo per uccidere, lasciando dietro di sé indizi che conducono a nuove morti. Qual è il senso di questi ritorni? Chi o cosa ha risvegliato i dormienti ? Chi è Kairus, il Mago, l’Incantatore di anime, il Signore della buonanotte? E Mila, affiancata dall’eccentrico Simon Berish, sarà capace di interrompere questa spirale di omicidi? Forse, se saprà intuire il teorema che l’ha ispirata. L’ipotesi del male. Appunto...

A quattro anni dall’ottimo esordio con Il suggeritore, dopo due parentesi positive ma forse non all’altezza, Donato Carrisi ci propone il seguito ideale del suo primo romanzo. Ritroviamo dunque alcuni personaggi che abbiamo già conosciuto e soprattutto ritroviamo Mila Vasquez, fragile nel privato e granitica sul lavoro. Già, le facce della medaglia sono sempre due. Come quelle di Bene e Male, proprio come le due parti del simbolo dell’Uno, lo Yin e lo Yang, ognuno dei quali contiene inevitabilmente un po’ dell’altro e che nell’altro può trasformarsi. Sempre. “Il bene di alcuni coincide con il male di altri, ma è valido anche il contrario … facendo del male si può anche fare del bene e per fare del bene, a volte è necessario fare del male”. I punti di forza della scrittura di Carrisi, retaggio evidente dei suoi studi – è laureato in Legge, specializzato in Criminologia e Scienza del Comportamento – oltre che il risultato di approfondimenti accurati prima della stesura dei libri, sono l’introspezione psicologica dei personaggi e la curata, ma mai noiosa, descrizione delle procedure d’indagine, mescolati all’azione che non indulge però all’eccesso o a truculenti bagni di sangue. Buoni e cattivi sono soprattutto umani e la tesi di fondo, estremamente affascinante e vera, è che il buio e il male esercitano un fascino perverso su ognuno di noi, semplicemente perché Bene e Male sanno scambiarsi le maschere. “Siamo soggetti alla seduzione del male perché tutti, chi più chi meno, ne possediamo una parte. C’è  questo legame ancestrale tra la nostra natura e il male assoluto” ha dichiarato l’autore in una intervista a Mangialibri http://www.mangialibri.com/node/4255 . “Chi è il mostro, Achab o Moby Dick?” si chiede la protagonista. È questa confusione, questi labili confini che ci attraggono e ci spaventano, perché minacciano di svelare a noi stessi quello che non vorremmo mai sapere. È questo il tasto che Carrisi sa toccare con grande abilità e che ne fa, probabilmente, il più bravo autore italiano di thriller del momento, è la capacità cioè di mostrare di ogni personaggio – e quindi di ognuno di noi – la luce e l’oscurità, la superficie e l’abisso. Per ottenere questo inquietante risultato nei libri di Carrisi mancano coordinate spazio- temporali, l’indeterminatezza, come lui ha dichiarato, aumenta il senso di claustrofobia. Nella scrittura veloce, secca, incalzante e avvincente è evidente l’esperienza di sceneggiatore dell’autore che ci regala un romanzo, al pari del primo, molto cinematografico, decisamente all’altezza dei più noti autori di thriller d’oltreoceano e non, ai quali non ha nulla da invidiare. È infatti l’autore italiano di  genere più venduto nel mondo e Il suggeritore si prepara ad avere una versione cinematografica ad Hollywood. Inoltre, la prosa tagliente eppure discorsiva, l’impianto narrativo ben meditato e la narrazione fluida gli hanno meritato l’apprezzamento di scrittori come Ken Follet e Michael Connelly. Interessante la nota finale in cui Carrisi racconta la genesi del romanzo e si dice ispirato da quel desiderio di scomparire  che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita. Chi ha apprezzato Il suggeritore, insomma, non può non portarsi sulla spiaggia questo che diventerà di certo un nuovo bestseller internazionale.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER