L’isola

L’isola

L’isola non ha coordinate precise né un nome con cui chiamarla, forse si trova da qualche parte dell'Adriatico, abbastanza lontana dal continente: poche anime, per lo più pescatori, una chiesa, un'osteria. Qui, in una modesta casa vicino al cimitero, si sono trasferiti da qualche tempo i coniugi Ivan e Katarina Marić, trentacinque anni di matrimonio, una vita spesso difficile e il desidero di lasciarsi alle spalle troppi brutti ricordi. Ivan, dopo un passato da maestro elementare, quattro anni vissuti in un campo di concentramento in Germania, la liberazione, un destino che gli è caduto addosso come un’ingiustizia, in quella remota isola va a pesca, si intrattiene con i vecchi del posto, vive di rimpianti per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, ma nonostante tutto crede ancora nella possibilità di un riscatto. Katarina, andata in moglie a Ivan più per consuetudine che per passione, si ritrova a fare i conti con un’esistenza mediocre, costellata da rinunce ai sogni di ragazza, sacrificati in nome del ruolo di moglie attenta, madre premurosa di due figli irriconoscenti e adesso, forestiera in una terra che le regala fiori da curare, galline da allevare e un dio giusto che finalmente riesce a dare un senso ad un percorso di anonimo dolore. Attorno ai due protagonisti si muove un microcosmo di personaggi del presente e del passato, laddove alla realtà vissuta fa da controcanto una realtà spesso solo immaginata, in attesa di un domani migliore...

Terzo romanzo in ordine di tempo e ultimo della trilogia di cui fanno parte Il derviscio e la morte (1966) e La fortezza (1970), L’isola nasce dalla penna di Meša Selimović, uno dei più autorevoli rappresentanti del Novecento europeo, bosniaco di nascita ma serbo per scelta. Scrittore ribelle, nonché profondo conoscitore della letteratura francese e russa, amante della filosofia dell’esistenzialismo, Selimović giunge a noi, dopo quarant’anni, con una prosa che non potrebbe essere più attuale. Il romanzo, articolato in diciannove brevi capitoli, ripercorre con passo lento ma leggero l’esistenza di due coniugi vicini alla vecchiaia. Ne traccia un ritratto amaro, a tratti disilluso di fronte ad un destino crudele e beffardo. Ivan e Katarina si interrogano sulle grandi questioni della vita: cos’è la felicità, esiste davvero la possibilità di un mondo più giusto e libero, il dolore patito può essere capace di spegnere in noi ogni desiderio, e la miseria, l’indigenza possono togliere all’essere umano la nobiltà d’animo, la dignità e ridurlo ad una pietra rozza? Ma Selimović non si lascia sopraffare dal pessimismo, anzi si abbandona alla speranza di pensare che non vi sia “nulla di definitivo finché abbiamo la forza di ricercare” e di aspettare che qualcuno arrivi a salvarci. È solo così che l’ineluttabilità del nostro cammino può trovare un senso, un ordine, una ragione e, alla fine, anche una finale e liberatoria accettazione.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER