L’isola dei cacciatori di uccelli

L’isola dei cacciatori di uccelli
Fin Macleod è un ispettore di polizia che sta faticosamente elaborando il lutto per la morte del figlio e, proprio per questa ragione, il suo matrimonio sembra destinato a fallire in maniera rovinosa. A turbare ulteriormente la situazione delicata del poliziotto ci si mette anche un omicidio sulla sua inospitale isola natale, un assassinio frutto di antichi odi e vecchie rivalità. Questa sete di sangue insita nelle profondità di questa isola aspra e inospitale e nelle sue rocce nere è stata la causa infatti della fuga di Fin dalla sua terra natia ormai ben diciotto lunghi anni fa. Molte sono state le amicizie interrotte bruscamente, e c’è anche la ferita di un amore mai portato a compimento. Il passato però come spesso accade ritorna e l’ispettore è costretto suo malgrado a indagare sul caso verificatosi sullo scoglio scozzese dell’isola di Lewis nel villaggio di Crobost, poiché le modalità ricordano molto da vicino un assassinio simile di cui già si occupo a Edimburgo: un’impiccagione con sbudellamento. Tutti gli indizi infatti sembrano proprio indicare che l’omicida non sia un isolano, ma una persona venuta da fuori. Non tutto il male viene per nuocere, perché queste indagini rappresentano per Macleod l’occasione di uscire dal torpore e tornare finalmente a mostrare il suo vero valore. Il tuffo nel passato da intraprendere però sarà durissimo per il poliziotto e la violenza riaffiorerà con tutta la sua ferocia concretizzandosi con il massacro sistematico della guga, uccelli migratori che arrivano sull’isola come ogni anno per nidificare…   
Peter May è uno scrittore scozzese che attualmente vive in Francia. È un giornalista e autore di serie televisive e al suo attivo ha almeno una quindicina di romanzi. Questo suo L’isola dei cacciatori di uccelli è il primo capitolo di una trilogia dedicata a Fin Macleod e all’isola di Lewis e ha raccolto già un enorme successo di pubblico e di critica vincendo in Francia anche il prestigioso Prix Les Ancres Noir. La vera protagonista di questo thriller è proprio l’isola dell’arcipelago delle Ebridi, al largo della costa Ovest della Scozia. Potremo quindi visitare tra le pagine del libro la natura aspra e selvaggia della natura e dei suoi riti sanguinari grazie alle eccellenti descrizioni fornite dall’autore. Anche i vari abitanti sembrano essere in secondo piano, subordinati, quasi prigionieri dell’essenza dell’isola stessa. La narrazione si sviluppa tra presente e passato dell’investigatore attraverso numerosi flashback. Lo sviluppo è quasi quello di due storie parallele e complementari che giungeranno al medesimo punto nella conclusione della vicenda. Leggendo potrà capitare anche ai lettori di ricordare momenti del proprio passato ed essere assaliti improvvisamente da una struggente malinconia, dato il grande impatto emotivo che hanno alcune pagine. May è riuscito anche, all’interno del romanzo, a stigmatizzare alcuni cancri della nostra società come la caccia indiscriminata e volta a soddisfare la sola sete di sangue degli uomini, la pedofilia nella Chiesa e l’eccessiva frammentazione delle varie confessioni protestanti, indice indiscutibile della totale mancanza dell’uomo del sentimento della fratellanza.  

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