L’isola di cemento

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22 aprile 1973. Robert Maitland, giovane architetto rampante, sta sfrecciando sulla sua Jaguar sulla corsia di sorpasso in uscita dallo svincolo di Westway, Londra. È impaziente di rivedere sua moglie Catherine dopo qualche giorno passato a casa dell’amante, una giovane medico di nome Helen, con la scusa di un convegno. E ha promesso a suo figlio David, di otto anni, che lo sarebbe passato a prendere a scuola. A seicento metri dal nuovo raccordo con l’autostrada M4, il pneumatico anteriore sinistro dell’automobile scoppia. La Jaguar sbanda, sfonda le barriere e “abbandonando l’asfalto, si tuffa nella scarpata erbosa per fermarsi trenta metri più in là, contro lo chassis arrugginito di un taxi capovolto”. Maitland si riprende lentamente dallo shock. È miracolosamente incolume, sebbene sia coperto di frammenti di vetro. Esce dall’auto: la Jaguar è ferma su di un terreno in pendenza, tra erbacce alte come un uomo. Già al primo sguardo Robert capisce che l’automobile è ormai da buttare, porca miseria. Guarda l’orologio. Dall’incidente sono passati poco più di dieci minuti, ma stranamente nessuno lo ha notato né si è fermato a guardare, lassù sullo svincolo. Si trova “in una piccola isola spartitraffico triangolare, lunga meno di duecento metri, che si stende in una zona incolta fra tre autostrade convergenti”. Maitland inizia a guardare i veicoli che sfrecciano senza notarlo: l’unica è arrampicarsi su per la scarpata e tornare alla strada, per fermare qualcuno e farsi aiutare…

C’è ovviamente molto di allegorico in questa storia – datata 1973 – di un uomo che vive una esistenza autoreferenziale e narcisistica, un uomo che è di fatto già “un’isola” e che si ritrova, stavolta involontariamente, isolato in un fazzoletto di terra tra svincoli autostradali, un “non luogo” per definizione, dimenticato da tutti – anzi, praticamente invisibile per tutti tranne che per i due strani personaggi che incontra nella seconda metà di questo breve romanzo (la metà più debole, per inciso). Sospesa tra incubo e commedia, la strana avventura di Robert Maitland è intrisa di temi molto ballardiani: l’alienazione, il conflitto tra modernità e umanità, la decrescita felice (anche psicologica), le automobili (e in particolare le Jaguar). Uscito dopo Crash e prima di Condominium (e a questi romanzi nettamente inferiore), L’isola di cemento sarebbe stato un magnifico racconto, ma “sulla distanza lunga” mostra le sue debolezze.

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