L’istinto del lupo

L’istinto del lupo
Anni '70. L'infanzia di Lapo – rampollo quindicenne di una famiglia dell'ottima borghesia romana - è trascorsa senza grossi scossoni tra piccoli atti di bullismo subiti, vendette sognate, una giovane governante e insegnante d'inglese spiata mentre faceva heavy petting col suo ragazzo, innocue bravate scolastiche, la scoperta del judo, il dolore per la scomparsa del proprio cane finito sotto una macchina, l'amarezza per i continui contrasti tra suo padre e sua madre. Tutto diventa speciale quando Lapo incontra uno strano e fascinoso homeless, che dice di chiamarsi Tamoa e parla con un accento indefinibile: l'uomo sembra leggergli dentro come in un libro aperto, predica una strana religione fatta del meglio di tutte le religioni e per di più lo salva da un tentativo di stupro da parte di un altro clochard riducendo l'aggressore in fin di vita a mani nude. Stupefatto, Lapo prega Tamoa di insegnargli a combattere: l'uomo all'inizio nicchia, ma poi cede. Inizia un addestramento durissimo che trasformerà per sempre il timido ragazzino di buona famiglia in un vero duro, una giovane belva. Lapo sta diventando Lupo...
Dopo il lusinghiero successo del suo noir 'stradaiolo' d'esordio La legge di lupo solitario, il veterano della cronaca nera romana Massimo Lugli punta su un prequel anziché su un telefonatissimo sequel, e la scelta lo premia portandolo – nello stupore dell'intellighenzia culturale italiana e tra gli applausi del pubblico dei lettori – in finale al Premio Strega 2009. Un riconoscimento meritato per un romanzo tosto, aggressivo, che scava alle radici della tormentata personalità di Lapo/Lupo, di quella sorta di bipolarismo sociale e antropologico che lo fa oscillare tra vita 'normale' e vagabondaggio, tra agiatezza e stenti, tra pulizia e sporcizia, tra sicurezza e rischio, tra felicità e dolore. Dolore cercato con pervicacia, e immancabilmente trovato, subito e inflitto a tonnellate, a dire basta. L'istinto del lupo è un romanzo di formazione e di vendetta: il plot è avvincente, ricco di passioni, sesso e violenza, e riesce a riportare alla vita la Roma degli anni '70 e '80, così diversa da quella di oggi anche nelle sue ferite, nelle sue tenebre. Ma certo deve molto, quasi tutto, al fascino del protagonista, al suo status ferino e ascetico al tempo stesso, una sorta di nobilissimo degrado che non può non affascinare chi si sente anche solo un po' prigioniero delle convenzioni sociali e familiari.

 

 

 

 
 
 
 
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