L’Italia è un sentiero

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Lungo le pendici del monte Roccamonfina, in Campania, la strada conduce al borgo Foresta da cui è possibile raggiungere il sito noto come “le ciampate del diavolo”. Nome legato alla presenza di impronte simili a zampate attribuite a individui vissuti circa 35 mila anni fa, esponenti dell’Homo Heidelbergensis. Datazione che risale al 2003 grazie agli studi di Paolo Mietto dell’Università di Padova. Da bambino Natalino amava calpestare quelle impronte, significava rivivere la sensazione degli antichi passi. Oggi invece l’area è recintata per proteggerla dal calpestio dei turisti. Le impronte trovate in diversi siti nel mondo sono state fondamentali per lo studio dell’evoluzione degli ominidi. Quelle scoperte sulla costa occidentale di Creta risalgono a 5,7 milioni di anni fa (tardo miceneo); a Laetoli, in Tanzania, si trovano impronte di 3,7 milioni di fa. I passi dell’uomo sulla terra sono antichi, dal muoversi a quattro zampe fino a camminare eretti ha permesso, secondo le più varie teorie, di evitare di esporre una maggiore superficie corporea al sole (Wheeler) e avere le mani libere per trasportare oggetti (Darwin). Il cammino dell’uomo ha creato sentieri e tratturi, un processo che nel tempo ha dato vita a un “reticolo che avvolge il pianeta come un gomitolo di fili”. L’idea che camminare possa essere una attività ricreativa e non solo necessità di spostamento e trasporto, nasce nell’Ottocento. In Italia la fondazione del CAI avviene nel 1863, in seguito all’impresa di Balmat e Paccard del 1786 capaci di raggiungere la vetta del Monte Bianco e ispirare gli uomini. Nel 1892 John Muir fonda il Sierra Club negli Stati Uniti, la prima associazione di escursionismo e si batte per la tutela della Yosemite Valley. La volontà di riscoprire e riappropriarsi del contatto con la natura è solo all’inizio…

L’uomo cammina da sempre, per le ragioni più disparate, ma è pur vero che la concezione del muoversi come svago è di origine relativamente recente e legata anche alla possibilità di avere del tempo libero, mentre in passato i ritmi di lavoro e la fatica non permettevano un approccio ludico all’idea di mettersi in movimento. Natalino Russo esplora il cammino degli uomini partendo dalla preistoria fino ai giorni nostri, descrivendo con passione i percorsi più celebri dell’Italia e la creazione a partire dal diciannovesimo secolo di associazioni e club che hanno promosso l’escursionismo. Dal sentiero del Brigante nell’Aspromonte al cammino in Calabria di Edward Lear, dall’esplorazione dell’Appennino meridionale a opera di Giustino Fortunato, fino all’idea nel 1983 di creare un Sentiero Italia che attraversi l’intera penisola unificando i sentieri già noti. E senza tralasciare i cammini legati alla fede religiosa, percorsi da tanti devoti e appassionati, che risalgono a ben prima che l’escursionismo diventasse di moda. Russo ammette che il grande amore per la montagna, l’aria aperta e la fotografia naturalistica devono molto a un’estate che ha trascorso da bambino in Valle d’Aosta e che ha lasciato il segno nel suo animo e nel suo immaginario. Laureato in Scienze Naturali e con un periodo di studio in Spagna, Russo è un naturalista, fotografo professionista e scrittore. I suoi testi parlano di viaggi, ambiente, speleologia, spaziano dal Cammino di Santiago alle guide escursionistiche. Il volume Sentieri d’Italia, non è solo un interessante excursus sui luoghi più belli da visitare e esplorare, ma contiene molte informazioni storiche e sociali, accessibili a ogni tipologia di lettore grazie a uno stile semplice, ma che mantiene un sapore da romanzo d’avventura. Certo, se il testo fosse stato corredato da fotografie e mappe il viaggio intrapreso attraverso la lettura ne avrebbe giovato, ma possiamo comunque servirci di google per sbirciare sentieri, mulattiere, valli, montagne, coste. Oppure trovare il tempo per andare a camminare in questi luoghi, col libro in mano e coglierne gli innumerevoli dettagli, dato che: “Internet prometteva di accorciare le distanze, ma fino ad ora le ha allungate perché ha creato la falsa percezione di poter viaggiare stando fermi, di poter conoscere senza andare. Ha aumentato la distanza tra il nostro divano e il mondo là fuori”.

 


 

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