L’Italia nel Novecento

È il 19 ottobre del 1973 quando l’Italia mette per iscritto l’accordo con i rappresentanti palestinesi, per sancire un “mutuo soccorso”; un accordo che passerà alla storia come “lodo Moro”, dal nome dell’allora ministro degli Esteri, e alla cui firma partecipano il rappresentante dell’OLP in Egitto Said Wasfi Kamal e due rappresentanti del governo italiano: Ranieri Tallarigo e Concetta Di Stefano. Un’ intesa per far sì che l’Italia resti fuori dagli attacchi terroristici di matrice arabo-palestinese. Il nostro Paese in cambio si impegna a fornire salvacondotti giudiziari ai militanti arabi catturati sul territorio italiano oltre che a chiudere un occhio sul traffico d’armi che dal Medioriente arriva sino al nord dell’Europa. Un accordo resosi necessario per l’Italia, che sta affrontando una situazione interna estremamente delicata. Appena un anno prima, a Milano, il commissario Luigi Calabresi è stato assassinato da esponenti di Lotta continua; nel maggio dello stesso anno, Vincenzo Vinciguerra ha compiuto la strage del Peteano; nell’ aprile ’73, l’attentato terroristico sul treno Torino-Roma è fallito, ma per puro caso: l’attentatore, il neofascista Nico Azzi, si è ferito mentre posizionava l’ordigno ed è stato colto in flagrante; un mese dopo quell’episodio, un esponente anarchico ha lanciato una bomba artigianale nel cortile della Questura di Milano. Una situazione non semplice dunque e che rischia di essere aggravata dalla guerra del Kippur, scoppiata in quello stesso anno tra Egitto e Israele…

Docente di storia moderna presso l’Università di Torino oltre che storico e politico (dal 2013 al 2018 ha ricoperto la carica di Senatore della Repubblica), Miguel Gotor in un agile e coinvolgente volume condensa l’ultimo secolo (e oltre) di storia contemporanea italiana. Una scelta non casuale, quella di partire dalla disfatta di Adua (1896) e considerata “una cocente umiliazione che segnava la fine dei sogni di gloria imperialista”, ma che di lì a qualche anno si sarebbe trasformata “in una eccezionale opportunità per il Paese”. Un volume che si differenzia – e talvolta distanzia – dai manuali storici considerati “classici” nella loro struttura: la storia non viene semplicemente sciorinata, ma accanto a date, nomi ed eventi, c’è sempre uno sguardo critico che si interroga su quello che si sta narrando. Particolarmente densa, la parte del volume dedicata all’affare Moro; Gotor, parlamentare nella Commissione d’inchiesta instituita nel 2017 sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, cerca di condensare in poche pagine quei drammatici 55 giorni, dal 16 marzo al 9 maggio ’78, il cui obiettivo fu quello “di eliminare l’ostaggio, dopo aver destabilizzato il quadro politico e istituzionale […] affinché il disegno di Moro non avesse eredi”, per dirla con le parole dello storico. Un argomento, quello dell’uccisione dell’esponente della DC, molto caro a Gotor e al quale ha dedicato anche molti libri.



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