L’occhio del faro

L’occhio del faro
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Un banale incidente d’auto in cui una giovane donna perde la vita segna l’attimo in cui tutto cambia per Torkild Aske, interrogatore della Squadra Speciale di Bergen. Quando ha avuto l’incidente l’uomo era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e quindi viene condannato a quattro anni di prigione per omicidio preterintenzionale. Dal carcere esce senza un lavoro, pieno di cicatrici dentro e fuori, con una lesione cerebrale che lo costringe a riempirsi di farmaci e un’allucinazione. Frei, la ragazza morta nell’incidente. Lo zio della ragazza inspiegabilmente lo “ingaggia” per una specie di indagine: deve ritrovare Rasmus, un giovane a cui la madre ha regalato un’isoletta da cui, durante la ristrutturazione dell’edificio che nelle intenzioni diventerà un locale esclusivo, è scomparso. La polizia dell’isola ha stabilito che il ragazzo è morto, probabilmente durante una della tempeste che si scatenano frequentemente e che il suo corpo verrà restituito dal mare prima o poi. La madre del ragazzo però non si rassegna, senza il corpo di suo figlio lei non riuscirà ad accettarne la morte. Torkild, spinto anche dal suo psichiatra, accetta suo malgrado l’incarico, ma una volta arrivato sull’isola si accorge che qualcosa non va, la polizia non ha indagato né cercato il corpo e quando dal mare riemerge il corpo di una donna senza volto che viene peraltro rubato da qualcuno in tuta da sub che lo riporta in mare, per l’interrogatore le cose si complicano alquanto…

Il giallo nordico è ormai un genere ben definito, con caratteristiche precise e codificate; Bakkeid, al suo esordio nel romanzo di genere – finora si è occupato di letteratura per ragazzi ‒, ha seguito perfettamente le linee indicate da tanti maestri prima di lui. I paesaggi nevosi e ghiacciati, un mare lontanissimo dai nostri standard, freddo burrascoso, ostile. E le divagazioni, naturalmente. Si entra subito nel vivo dell’azione ma poi sono tali e tante le introspezioni del protagonista che le pagine si susseguono senza che accada nulla, o meglio senza che l’indagine avanzi, perché in realtà cose ne succedono. Un romanzo strano, in cui l’autore si inoltra nella psiche decisamente martoriata dell’ex poliziotto, ma non solo. Le incursioni nella mente di Torkvild si intrecciano con le doti paranormali di Merethe, una tranquilla giovane donna sposata con un americano che si è reinventato coltivatore di cozze. Ribadisco la stranezza del romanzo perché personalmente quando leggo un giallo in cui le procedure di polizia mi sembrano poco ortodosse o troppo distanti dalle nostre mi distraggo e mi rovino il piacere della lettura, cosa che qui non è avvenuta. Non un esordio a pienissimi voti, ma che porta a casa un’onorevole sufficienza. L’interrogatore Torkild Aske potrebbe rivelarsi un personaggio pronto ad affiancare i numerosi detective che si muovono con successo nelle fredde terre del nord e nelle librerie di tutto il mondo.



 

 

 

 
 
 
 

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