L’odissea di Encolpio

Nel 1969 escono due film italiani ispirati allo stesso libro: notevole. Il libro in questione è un classico latino, Satyricon di Petronio: clamoroso. I due film sono al centro di un intrigo legale: la cosa si fa davvero interessante. Ecco com’è andata. Il produttore cinematografico Alfredo Bini (che ha lanciato i film di Pier Paolo Pasolini, tra gli altri) ha registrato il titolo Satyricon al tribunale nel 1962 e quindi, quando viene a sapere che Alfredo Grimaldi e Federico Fellini stanno lavorando allo stesso progetto, rompe gli indugi e affida il film al regista Gian Luigi Polidoro e allo sceneggiatore Rodolfo Sonego. Grimaldi tenta di bloccare Bini ma perde la causa e deve cambiare titolo al film diretto dal maestro romagnolo e interpretato da Martin Potter, Hiram Keller, Salvo Randone e Capucine, che diventa Fellini Satyricon, mentre la picaresca commedia di Polidoro – starring Don Backy, Franco Fabrizi, Mario Carotenuto, Tina Aumont e Ugo Tognazzi –, che verrà in seguito sequestrata con l’accusa di oscenità dal magistrato Vittorio Occorsio, mantiene il titolo Satyricon. Non è certo solo il titolo a differenziare le due pellicole: Fellini considera il testo di Petronio “fantascienza del passato” e non a caso insiste sulla surrealtà delle situazioni e dei costumi, sull’atmosfera onirica. Il film di Polidoro invece – pur sottovalutato e misconosciuto – è più convenzionale, meno ambizioso. Nel 1970 addirittura esce un terzo film, la parodia Satiricosissimo, diretta da Mariano Laurenti e interpretata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Ma da dove arriva quest’opera capace di suscitare un tale interesse nei cineasti italiani? Direttamente dal I secolo dopo Cristo, dalla corte di Nerone, dove Tito Petronio era arbiter elegantiarum. Ma quello che abbiamo sono solo frammenti dei libri XIV e XVI e pressoché l’intero libro XV, quello in cui si svolge la celeberrima cena di Trimalcione (anche se oggi alcuni studiosi ipotizzano una divisione diversa)…

Considerato nel Medioevo osceno, immorale e soprattutto lesivo di “una certa idea di romanità”, il Satyricon (o almeno quel poco che ce ne è giunto) è noto essenzialmente grazie ad una fortuita scoperta di Poggio Bracciolini in un codice miniato a Colonia, in Germania, nel 1420. La storia (che probabilmente inizia a Massilia/Marsiglia) è quella del giovane spiantato Encolpio, che (a quanto si intuisce) per usufruire di un anno di cibo a spese della collettività si candida come capro espiatorio rituale delle colpe della collettività, per poi in seguito essere esiliato dalla sua città. In viaggio Encolpio incontra il bellissimo schiavo Gitone e via via altri bizzarri personaggi, con i quali vive avventure erotiche di ogni tipo e altre vicissitudini. Seppur molto lacunoso, è un testo molto studiato e già in passato al centro di numerosi saggi. Qui Franco Pezzini, studioso di cinema, letteratura e antropologia con un background culturale molto legato al fantastico e all’esoterico, ripercorre il testo di Petronio riga dopo riga commentandolo, interpretandolo, analizzandolo linguisticamente e facendo congetture sulle parti di trama mancanti. Dov’è la novità? Nei riferimenti dell’autore, che sono tratti soprattutto dalla cultura pop. Per fare soltanto un esempio, dopo aver discettato sull’editto Senatus consultum de Bacchanalibus del 186 a. C. si nomina Glenn Close in Attrazione fatale. Questa scelta stilistica (e direi filosofica) rende la lettura del volume scorrevole e divertente nonostante i tecnicismi e gli approfondimenti, che pure ci sono come è necessario affinché l’operazione non perda di plausibilità e senso. “Per Petronio pensiamo a quella deriva che da una fuga nel cibo – a prefigurare in modo inquietante l’odierna età dei Masterchef, nuovi guru in un tempo di decadenza – traghetta all’uomo-cibo, al cannibalismo lupesco e predatorio; o alla dimensione del sesso, nelle forme più estreme, di volta in volta (ma non moralisticamente) tristi o grottesche”, ha spiegato Pezzini in un’intervista a “Flanerì”. È la sua chiave di lettura di un’opera irriverente e spiazzante che lui prova a rileggere in modo altrettanto iconoclasta, elevando al quadrato l’energia elettrica che percorre il Satyricon.



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