L’Olimpo

L’Olimpo

I Titani scalano avvolti dalla nebbia la montagna: guidati da Crono, raggiungono la cima oltrepassando le nuvole. Lassù in alto giace ignaro Urano, padre di Crono, addormentato, i giganti lo accerchiano e in un attimo immobilizzano il dio mentre suo figlio lo evira con un falcetto di pietra e getta i genitali insanguinati dalla montagna. Dal seme nasce una dea che corre via cantando, dal sangue penetrato nella terra scura Aletto, Tisifone e Megera, le tre Furie assetate di vendetta. Mentre Crono si accanisce sul corpo ormai senza vita di suo padre e lo getta nel baratro, i genitali del dio ormai in fondo all’abisso generano ancora e a prendere vita è la divinità femminile più bella: Afrodite, che nuda affiora dalla schiuma del mare, a cavallo di una conchiglia marina. E mentre la dea raggiunge l’isola di Pafo e ninfe la accerchiano e la vestono del famoso cinto, un grande carro trainato da tori neri solca il cielo e accoglie il nuovo dio appena nato da una ferita sulla coscia di Crono, mentre sua sorella Rea diviene madre dei figli che Crono di anno in anno divora, per evitare che possano ucciderlo come lui stesso ha fatto con suo padre Urano. Quello che Crono non sa è che il figlio che sta per nascere questa volta è Zeus, che Rea affida alla Madre Terra…

Federico Fellini affronta in questo soggetto per il cinema e la televisione mai realizzato i temi più cari alla mitologia greca, con il loro carico profondo di significati simbolici, archetipici, rappresentazione delle passioni e delle pulsioni più turpi dell’essere umano. Dopo La città delle donne il Maestro indiscusso del cinema italiano affida alla sua potenza immaginifica la possibilità di creare un film di quattro ore da trasmettere in due parti, eventualmente realizzabile anche a puntate per la televisione, immaginandone l’atmosfera, giocando con la luce e con il buio, utilizzando quasi esclusivamente la forza delle immagini. Nella introduzione affidata a Sergio Zavoli emerge l’immagine vivida di un Fellini sempre in bilico sul filo delle emozioni, visionario, onirico, ironico. Se fosse riuscito a realizzare il film tratto da questo trattamento non avrebbe probabilmente deluso, avrebbe trasformato il patrimonio poetico dell’umanità per eccellenza nella rappresentazione delle più profonde verità, dei più reconditi segreti della psiche, rendendolo quanto mai attuale, quanto mai sognante, quanto mai “felliniano”.



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