L’ombra dell’ultima rosa

L’ombra dell’ultima rosa
Berlino, anni Novanta. Giulietta è una ballerina di danza classica agli inizi di una carriera piena di sacrifici, inizialmente ostacolata dalla madre, ma ferma nel suo desiderio di varcare le porte di grandi palcoscenici. Ebbra di voglia di lavorare e migliorarsi, ha fatto della danza la sua fonte di vita, l’unico impegno e pensiero di giornate sempre uguali e spesso deludenti. Il lavoro e l’allenamento continui sono necessari per arrivare a grandi livelli, anche a costo di isolarsi in un loft. Forse una scusa per staccarsi da una famiglia troppo stretta. Tutto scorre sempre uguale a se stesso, fino a quando non fa la sua entrata trionfale Damiàn, ballerino di tango, affascinante e misterioso. Il tango, una danza lontana dagli standard europei, sembra permearlo completamente in un tutt’uno inscindibile. Basta un incrocio di sguardi e qualche scambio di battute per “scaraventare” Giulietta e Damiàn, la danza classica e il tango, due culture molto, forse troppo, diverse tra loro, in una passione coinvolgente e viscerale. Ma gli occhi di Damiàn, il suo modo di muoversi, i passi di una danza che diventa sua stessa essenza, nascondono una storia inimmaginabile e folle, della quale sembra far parte Markus Battin, il padre di Giulietta, che nutre per la figlia un senso di protezione strano e fraintendibile.  Gli eventi si susseguono, apparentemente senza alcun senso logico: Damiàn tiene in ostaggio Markus, poi fugge a Buenos Aires, lasciando dietro di sé una scia di interrogativi. Giulietta scappa a ritrovare quell’amore mai provato e si immerge in una cultura fatta di gesti, passione e sofferenza. Chi è veramente Damiàn e perché si comporta in un certo modo? Cosa c’entra Markus?...
L’ombra dell’ultima rosa di Wolfram Flieschhauer è un romanzo coinvolgente, che ci guida alla scoperta del tango, danza spesso interpretata in modo superficiale e solo dal punto di vista estetico. Un mondo affascinante e allo stesso tempo spaventoso, che l’autore ci descrive e ci fa sentire in tutta la sua esplosione attraverso le parole e i flussi di coscienza di Giulietta. Ad avere la meglio è il travaglio interiore della protagonista, i suoi quesiti e un viaggio che, più che fisico, è personale. Resta sullo sfondo la storia dell’Argentina, quella fatta di orrore, taciuta e mai giustamente ricordata. Il lettore accompagna Giulietta alla scoperta della verità, anche se forse lui l’ha già capita prima. La scoperta resta pur sempre sconvolgente per entrambi. Il legame tra la storia di Damiàn e quella dei desaparecidos viene fuori nell’ultima parte del libro, a piccoli frammenti che, come pezzi di un puzzle, finiscono per incastrarsi perfettamente. I temi sono duri, soprattutto per chi, per ragioni culturali, non può neanche immaginare lo stato d’animo di un popolo e la sua disperazione. Resta il fascino del tango, un’atmosfera latina anche in terra straniera, elemento poco valorizzato dai romanzi e per questo particolarmente apprezzato in questo. E resta un finale che si legge tutto d’un fiato, con un ritmo sempre più incalzante, per soffermarsi con un fermoimmagine, il tango, stavolta riempito di interpretazioni e valori nuovi. Il ricorrente leitmotiv riassume l’essenza di una storia. Renacerè. 

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER