L’ombra di Rol

L’ombra di Rol

Torino, ottobre 2012. La Sezione Omicidi di Torino viene chiamata in via Silvio Pellico trentuno: c’è un morto al terzo piano, si chiamava Luigi Bairo, proprietario dell’appartamento e famoso libraio; la sera prima da dietro era stato colpito al capo con un oggetto duro e pesante, il cadavere è stato scoperto di mattina dal nipote Fiorenzo. In squadra sono rimasti in tre, il capo commissario Paolo Moretti, l’agente salernitano Simone La Guardia, l’alta snella atletica Claudia Bonivént. Quel sabato mattina i due giovani colleghi e amici stavano passeggiando nella libreria all’aperto più grande del mondo, due chilometri di banchi ininterrotti sotto i portici di via Roma, da piazza Carlo Felice sino a piazza Castello, lei appassionata di fumetti di Dylan Dog, lui di libri e stampe sul Risorgimento. Fra l’altro in quel periodo Simone ospita in casa il cugino Vincenzo Maddaloni, insegnante di storia alle prese con la stesura di un saggio sulla guerra al brigantaggio nel salernitano (cilentano) subito dopo l’Unità d’Italia. I tre poliziotti accorrono sulla scena del crimine e si buttano a capofitto nell’indagine, verificano subito che proprio nell’edificio della vittima era vissuto il noto sensitivo Gustavo Adolfo Rol, “l’uomo dell’impossibile e dell’incredibile”. Inevitabilmente, per capirci qualcosa devono ancora una volta approfondire la conoscenza della “magica” Torino paranormale e ritrovare pure le tracce di una serie di omicidi a sfondo sessuale connessi al passaggio dell’esercito italiano nelle regioni meridionali successivo all’esito del plebiscito dell’ottobre 1860, con Vittorio Emanuele re costituzionale di tutte e tutti...

L’architetto napoletano Enzo Orlando da anni vive e lavora a Torino, dove ambienta anche questo secondo romanzo, ancora una volta imperniato sulla squadra della Omicidi di corso Vinzaglio. La narrazione è in terza fissa sui vari buoni, a lungo alternando i capitoli dell’accorta inchiesta contemporanea con quelli in corsivo sulle drammatiche vicende popolari nel passaggio di regime militarmente imposto dalle spedizioni piemontesi nell’estate 1861, il tutto con un intreccio un poco intricato. Aleggia di continuo la figura del mago medium prestidigitatore Gustavo Adolfo Rol (1903-1994), da cui il titolo e la copertina, che possedeva una casa piena di mobili antichi, oggetti di antiquariato pregiato, preziosi cimeli napoleonici, simboli esoterici, trucchi e suggestioni, ora abitata da uno psicoterapeuta single. Colpiscono le storie di tutti i condomini e della stessa famiglia separata dell’ucciso, sono tanti i possibili indiziati. Il commissario protagonista è appassionato di jazz (come l’autore), in gioventù era stato discreto trombettista, questa volta addirittura si esibisce ancora durante la cena della festa di compleanno nel bel locale di Rosa, la sua compagna. Miles Davis insegna.



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