L’onda anonima

L’onda anonima

Che cos’è la cosiddetta “opinione pubblica”? Quando nasce, come si forma? E cosa diventa, ai giorni nostri? Più di cinquant’anni fa ‒ era il 1962 ‒ Habermas enunciava una importante tesi al riguardo, secondo la quale è impossibile parlare di opinione pubblica prima dell’avvento della sfera pubblica borghese. Ma le cose stanno veramente così? Verrebbe invece spontaneo pensare che in tutte le tappe della civiltà umana ‒ anche quelle meno “parolaie” della nostra ‒ certe circostanze siano state in grado di modificare la percezione della realtà presso gruppi di individui, indipendentemente dal fatto che si trattasse di opinioni politiche, estetiche, scientifiche (soprattutto, indipendentemente dalla bontà di quella percezione: si sa infatti che spesso è più facile sdoganare un pregiudizio che un’idea ben fondata). Cosa succede, prima del Settecento inglese e francese, nell’America della frontiera e della pubblicità, mirabilmente descritta da Tocqueville? E cosa succede oggi, nel momento in cui la prima fonte di introiti per la stampa non è la vendita delle copie, ma le inserzioni? Oggetto di studio per le scienze sociali, interessate anche alla comprensione di come tutto ciò evolva ‒ all’epoca della TV e della concentrazione del quarto potere, oltre che di quello economico ‒ in manipolazione...

Stefano Cristante insegna Sociologia delle Comunicazioni di Massa all’Università degli Studi di Lecce e all’Università di Roma “Sapienza”, si occupa di comunicazione politica e di produzioni culturali, in particolare giovanili e dirige con Alberto Abruzzese l’Osservatorio di Comunicazione politica dell’Università di Roma “Sapienza” (OCP). Questo libro ‒ che contiene saggi di Habermas, Bordieu, Luhmann, Lippmann, Tonnies, Allport, Lazarsfeld, Noelle-Neumann e Landowski, più due di Tocqueville, e che ha visto la collaborazione di diversi editori, oltre alla spinta propulsiva di Meltemi ‒ tira le fila del discorso sull’opinione pubblica a partire dalle idee degli autori citati, selezionati bene dal curatore, da cui emerge un discorso unitario (pur dotato di mille sfaccettature) e antico, che giunge fino alle distopie del cinema e della narrativa contremporanei. Meltemi, editore di cui non si avevano notizie da diversi anni, torna in libreria ripescando dal suo ricco catalogo una pubblicazione interessante e con uno stile come sempre non confinato settorialmente ma, al contrario, ben attento al fermento che si annida ai bordi delle discipline e degli ambiti di studio. Con un buon apparato critico e una corposa bibliografia quadrilingue, nella collana “Nautilus” diretta da Alberto Abruzzese.



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