L’onorevole ‒ Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A. D. ‒ I mafiosi

L’onorevole ‒ Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A. D. ‒ I mafiosi

Il professor Frangipane, un letterato devoto allo studio e all’insegnamento delle materie letterarie classiche, si lascia convincere a candidarsi alle elezioni politiche e viene eletto al Parlamento. Da quel momento in poi, la stanza in cui era solito tenere ripetizioni di latino agli studenti si riempie sempre più di affaristi insipienti pronti a dispensare servigi in cambio di vantaggi personali. Via via lo spessore della cultura umanistica, il candore dei valori morali e l’atmosfera degli affetti famigliari franano e non riescono a fare argine al richiamo delle lusinghe e alla contaminazione dalla corruttela del gioco politico, al rassicurante lavaggio della coscienza dell’untuoso Monsignor Barberino… Il canonico Antonino Mongitore, nella controversia in atto tra Stato e Chiesa nella Sicilia del primo Settecento a cavallo di quel trattato di Utrecht che vede l’isola passare dal dominio aragonese a quello di Vittorio Amedeo II di Savoia, si era schierato col Vescovo di Lipari e quindi con il Papa. Ma davvero le motivazioni reali che inducono uno dei più obiettivi curialisti del tempo a sostenere la posizione del clero che si oppone all’ordinamento monarchico, sono quelle che ci sono state tramandate nei suoi diari?... Lo sbarco in Sicilia di Garibaldi, che offre all’associazione mafiosa capeggiata da Gioacchino Funciazza l’opportunità storica di legare il proprio contributo alla causa patriottica, come progetto per rovesciare l’ordine costituito e allargare i propri confini…

Pensare che L’onorevole, I mafiosi e Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A. D. – unici tre testi teatrali di Leonardo Sciascia, composti tra il 1965 e il 1969 ‒ possano tuttora tranquillamente rispecchiare la nostra realtà contemporanea sarebbe fin troppo scontato. Ritenere che il potere politico costituisca una bestia malvagia capace di assoggettare ai propri perfidi disegni anche le anime più pure e devote a onesti ideali, che il sistema mafioso sia divenuto negli anni un oliato comitato elettorale oltre che un potente e venerato emblema di controllo sociale sembrerebbe palesemente retorico se non demagogico. Per non dire poi del confronto che anima il dibattito tra posizioni laiche e ruolo sociale della Chiesa cattolica. E allora qual è il motivo che ci spinge ancora oggi a estrarre dagli scaffali polverosi di una libreria questo libro in cui Adelphi raccoglie tutte e tre le commedie e tornare a leggerle? La disarmante e incredula ricerca di quella conferma che le opere ingenerano in noi, nel consegnarci la fine anche dell’ultimo brandello di speranza a cui viviamo ormai disperatamente appesi: la rivelazione dell’inefficacia dell’estremo antidoto possibile contro i famigerati virus della corruzione e del malaffare che pensavamo potesse essere costituito dalla cultura e dall’etica. La resa fatale a un pessimismo antropologico che aderisce come un guanto allo smarrimento tutto contemporaneo di una società sull’orlo dell’abisso morale.



 

 

 
 
 
 

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