L’ora d’italiano

L’ora d’italiano

L’italiano, in Italia, è il capofila delle materie umanistiche, così come la matematica lo è per le materie scientifiche, che hanno tradizionalmente avuto uno spazio più contenuto rispetto alle prime. Ma ultimamente la situazione sta cambiando, se non altro ai piani alti, cioè università e scuola. Anzi, per quanto riguarda l’università, recenti indicazioni ministeriali per la valutazione degli atenei e per la classificazione delle pubblicazioni sono ispirate a criteri che sono assolutamente validi per le aree scientifiche, ma non sono applicabili, se non con vere e proprie forzature, alla letteratura. Va da sé, invece, che nella formazione, in special modo quella di un adolescente, le due componenti, quella scientifica e quella umanistica, devono essere entrambe presenti. Così come deve essere centrale lo sviluppo della lingua materna, non solo nel parlato, ma anche nello scritto, sia relativamente alla competenza attiva che a quella passiva. Le materie umanistiche hanno sempre fatto la parte del leone, in Italia, nei licei, in special modo nel liceo classico. Già nel 1859 la legge Casati consacra il ruolo fondamentale del latino e del greco come assi portanti della preparazione liceale. Con la riforma Gentile, del 1923, il liceo scientifico nasce come costola del classico, rispetto al quale però si pone su un gradino inferiore. La riforma dei licei, varata nel 2010 dal governo Berlusconi, punta invece ad un riequilibrio tra discipline umanistiche e scientifico-tecnologiche. Classico e scientifico rimangono ancora i canali privilegiati per accedere all’università, ma il prestigio sociale delle due scuole è cambiato nel corso del tempo, tanto che non è errato parlare oggi di marginalizzazione del liceo classico – sempre più appannaggio di studenti appartenenti al sesso femminile e residenti nel sud Italia – rispetto allo scientifico, che rappresenta sempre più la scelta di studenti orientati verso una preparazione piuttosto generalista…

Luca Serianni, docente di Storia della lingua italiana ed accademico dei Lincei e della Crusca, incaricato della supervisione dei programmi ministeriali entrati in vigore nel settembre 2010, è critico nei confronti della scuola italiana, ne evidenzia l’inadeguatezza ed esprime il timore che l’ora di italiano si riduca a diventare l’ora dell’improvvisazione. La sua analisi, tuttavia, non indulge a uno sterile catastrofismo, pur non facendo sconti ed evidenziando in maniera chiara e precisa le responsabilità di scuola, politica, università. Duplice è la finalità del lavoro di Serianni: da una parte puntualizzare le questioni significative relative all’italianistica, fornendo, dall’altra parte, una guida per i docenti, volta a rivedere gli aspetti ed i tempi della didattica, con una particolare attenzione verso il mondo liceale, da sempre propedeutico agli studi universitari. Poiché l’insegnante di lettere non può essere un tuttologo, le aree di intervento e le competenze vanno delimitate, per consentire una didattica davvero efficace. L’insegnamento della lingua non deve essere esclusivamente fondato sulla somministrazione di regole astratte, come spesso accade analizzando alcune grammatiche. Molto meglio sarebbe permettere ai ragazzi di acquisire una maggior conoscenza della prosa argomentativa e di ampliare le proprie competenze lessicali attraverso la lettura di un quotidiano o di un saggio. Le lingue classiche vanno studiate, ma non perché considerate “lingue razionali”, bensì perché sono base delle nostre radici culturali. I testi letterari vanno letti nella loro versione originale (eventualmente munita di note che appianino le difficoltà ed aiutino lo studente a costruire il periodo in maniera corretta) e non attraverso riscritture, dal momento che “i classici hanno ancora qualcosa da dirci… con la loro voce”. La discussione sull’ora di italiano riguarda in definitiva il ruolo della scuola e dell’insegnamento nella formazione di individui capaci di crescere e di rinnovarsi all’interno della società. E, ça va sans dire, dietro ad ogni società sana c’è una scuola che funziona.



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