L’ora dei gentiluomini

L’ora dei gentiluomini
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San Diego, agosto 2011. Tornano i sei della Pattuglia dell’Alba ed è una meraviglia. Erano sempre stati una squadra di grandissimi amici (due anche una coppia, più o meno), surfisti perlopiù poco oltre i trent’anni, prima di lavorare tutte le mattine facevano insieme un’ora di chiacchiere e di onde (pure a oceano piatto). Il capo(stipite) Boone BD Daniels vive per cavalcarle, era un poliziotto (incappato in una drammatica vicenda di pedofili), fa il possente buttafuori e l’acuto investigatore privato (a tempo perso, giusto per sopravvivere, con l’aiuto contabile del miliardario Cheerful). Brian Brouesseau “Hang Twelve” è il più giovane, commesso in un negozio di articoli sportivi, secco e pallido, pizzetto, sei dita per piede, uno stomaco immenso. Dave “the Love God” è sempre in spiaggia, prodigioso bagnino di salvataggio (4 fallimenti incolpevoli), leggendaria cintura nera di sesso occasionale (nessun fallimento), fisico e viso scolpiti, biondo, dalle elementari in siamese sintonia con BD. Josiah Pamavatuu “High Tide” alza la marea perché pesa oltre 170 chili, peloso di origine indonesiana, ex membro di gang, ex stella di football, responsabile pubblico della manutenzione dei tombini e dei canali scolmatori, moglie samoana, tre figli. John Kodani “Johnny Banzai”, di origine giapponese, ottimo sportivo, vero judoka, si realizza come leale detective della Omicidi al dipartimento di polizia cittadino, bella famiglia, moglie medico, due figli. L’unica donna se ne è andata via da qualche tempo, a fare professionismo in giro per il mondo: Sunny Day era stata quasi per un decennio con BD. Ora lui si frequenta, in reciproca pudica attrazione, con la stupenda simpatica minuta ambiziosa trendy avvocato in carriera Petra Hall, capelli corvini, occhi viola, pelle delicata, single per ambizione, figlia unica di un importante legale inglese. E lei gli propone un incarico insopportabile: dovrebbe aiutare lo studio del bravo Alan Burke a difendere Corey, il ricchissimo ragazzo teppista arrestato da Johnny, visto che aveva ucciso di fronte a testimoni la leggenda del surf Kelly Kuhlo K2, cui tutti volevano un gran bene. Nel fascicolo Boone rintraccia qualcosa che non lo convince, accetta e si trova amici e ambiente aspramente contro, costretto a surfare nel turno successivo…

Un altro libro meraviglioso, poco da aggiungere. Nell’ultimo venticinquennio Don Winslow (New York, 1953) ha scritto innumerevoli grandi romanzi, pubblicati in Italia a partire dal 2008 con crescente meritato successo. Sono tutti pezzi unici pur se si alternano varie “serie”. Questo (del 2011) è il secondo della serie “surf noir” (poi a febbraio 2016 è uscito su “Playboy” un racconto con lo stesso protagonista: Boone Daniels’s Rogue Ride), mentre il primo era uscito nel 2008 (in Italia nel 2010) ambientato nella finzione meno di un anno prima. Contano i personaggi ‒ tutti, anche i cattivi, narrati in terza varia ‒ per quanto si ruoti sempre intorno ad azioni, esperienze e pensieri di BD. L’intreccio non è mai limitato e monotono, tantissime le personalità e i dialoghi memorabili (credo che un poco del merito vada anche all’ottimo traduttore). Sullo sfondo resta il vecchio caso del pedofilo libero (prossimo romanzo?). Dietro i casi matrimoniali dei gentiluomini (che non surfano all’alba) ci sono le corruzioni immobiliari e le reti del potere di un’area ricchissima e criminale; dietro il caso Corey-K2 ci sono le onde neonazi e le gang del narcotraffico, sia del posto che messicane, e i torturatori al loro servizio; dietro la pattuglia c’è la storia californiana del surf, l’ecosistema, il localismo, violenza e non-violenza. Poi capita di pescarsi la cena di notte: un paio di belle bistecche di tonno a pinna gialla sulla graticola. Purtroppo con la birra! Il vino rosso lo ha lei (che però mantiene vuoto il frigo). La suoneria del telefono squilla Misirlou di Dick Dale, pur se si ascolta di tutto, dall’heavy metal al reggae.



 

 

 

 
 
 
 

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