L’ora più buia

L’ora più buia

Londra, 10 maggio-4 giugno 1940. In una situazione particolarmente difficile in Gran Bretagna, con Neville Chamberlain malato e contestato per la sua volontà di “appeasement” (pacificazione), Edward Wood, alias lord Halifax, ambizioso, ma bloccato dal suo appartenere alla Camera dei Lord per cui impossibilitato a sedere come primo ministro alla Camera dei Comuni, il nome di Churchill, Winston Leonard Spencer Churchill, fece il solito percorso dell’outsider. Eppure rappresentava un salto nel buio, un enigma per quel suo essere (almeno così la pensavano i suoi contemporanei) uno showman, esibizionista, sbruffone, avventuriero, un poeta, giornalista e storico, un malinconico, forse pure alcolista, noto soltanto per i suoi fallimenti. E poi, dovevano riconoscerlo tutti, aveva ormai 65 anni, quindi era un uomo in età pensionabile e aveva già fatto i suoi begli errori che pesavano sulle sue spalle. Ma nessuno in quei primi di maggio del 1940 aveva fatto i conti con l’arte oratoria di cui Churchill era un profondo conoscitore, grazie ai suoi maestri latini e greci, soprattutto Cicerone. E poi ambiva a quell’alta carica, anche per rendere onore al padre Randolph che la ricoprì, ma fu costretto a dimettersi dopo solo un anno per la mancata approvazione del bilancio statale che lui stesso aveva predisposto. Già primo lord dell’Ammiragliato, Winston Churchill, in quelle quattro settimane dalla sua nomina, fu il leader che il popolo inglese voleva, sicuro e saldo. Anche se solo apparentemente…

È finita sul grande schermo, per la regia di Joe Wright e l’interpretazione magistrale di Gary Oldman, la sceneggiatura/ricostruzione storica di quel mese che ha cambiato la storia e ha rivisitato la figura di Churchill, capace di opporsi all’egemonia di Hitler. Una figura a tratti inedita, che mai, con il senno di poi, avremmo considerato come invece era trattato dai suoi contemporanei (definito anche “la gioia dei vignettisti”). Il lavoro che Anthony McCarten ha svolto con le sue ricerche è sotto certi aspetti rivoluzionario: a noi sorprende quello che ci fu prima, ma, se fossero ancora in vita i contemporanei di Churchill, quelli che ne avevano un così pessimo concetto, sicuramente sarebbero sorpresi di ciò che è stato capace di fare durante e dopo quel maggio 1940 e di come sia diventato uno dei personaggi storici più in vista, per cui sono stati versati fiumi di inchiostro (molto più che per George Washington, Giulio Cesare o Napoleone). Fu Premio Nobel per la letteratura nel 1953, ma anche questo fu lungamente avversato (e, a tratti, lo è ancora oggi) e venne chiamato da George Orwell “eroe di 1984”. La ricostruzione di quel mese di McCarten ci permette di capire la persona, rendendola un po’ meno “tutta di un pezzo” e un po’ più umana, fragile, lacerata da dubbi, “ingobbita” dal peso delle responsabilità verso il suo Paese, ma armata di ambizioni e soprattutto delle sue parole e di quella sua oratoria che gli valse anche la frase “Ha mobilitato la lingua inglese e l'ha spedita in battaglia”, commento del giornalista statunitense Edward R.Murrow, rilanciato e reso famoso da John Fitzgerald Kennedy.



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