L’oro di Troia

L’oro di Troia
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Il 6 maggio 1822 a Neubukow, nel Macleburgo, nasce il figlio del pastore. Il suo nome è Heinrich Schliemann. Questo ragazzo vive un’infanzia agiata, trascorsa esplorando il castello vicino al suo paese ed appassionandosi alle fiabe popolari, come quelle dei fratelli Grimm. Ma quello che più lo affascina è il mondo degli antichi greci: pur non conoscendo la lingua infatti, suo padre spesso e volentieri gli narra le gesta compiute dagli eroi dell’Iliade e dell’Odissea e fin da bambino Heinrich sogna di andare a cercare le loro tombe. Magari insieme a Minna Meincke, sua compagna durante l’infanzia. Ma il destino non ha in serbo questo per Heinrich, non ora. Suo padre tradisce ripetutamente la moglie e lo degrada agli occhi dei compaesani: il ragazzo prima va dallo zio per studiare il greco antico e essere ammesso al ginnasio, poi la situazione precipita. Suo padre perde il lavoro, così ad Heinrich tocca andare a lavorare in una locanda per mantenersi e mantenere lui. Nonostante ciò continua imperterrito a studiare. Studia di notte, studia appena ha un minuto libero. Ha sete di apprendere. Così, appena riesce a mettere da parte un po’ di soldi, decide di partire. Ed Heinrich parte, affronta mille peripezie che lo porteranno poi alla scoperta del mondo che sognava da quando era solo un bambino...

La figura di Heinrich Schliemann è quanto mai affascinante e ricca di spunti. Leggendo questo classico saggio del 1959 di Robert Payne ‒ affascinante figura di esperto di ingegneria navale, professore di Letteratura, romanziere e poeta, già biografo di figure di spicco come Lenin, Stalin, Hitler, Mao (insomma tutti personaggi di poco conto!) – che torna in libreria grazie a Odoya se ne traggono moltissimi spunti. Prima di tutto, la dedizione al lavoro e all’apprendimento di Schliemann. L’adolescenza di questo controverso personaggio fu travagliatissima, ma la sua voglia di conoscere e la sua fame di soldi lo portarono ai vertici. È poi interessante capire o meno quanto i suoi problemi sociali lo abbiano afflitto mentalmente e caratterialmente, conducendolo all’ossessività da un lato e rendendolo impermeabile all’opinione altrui dall’altro. Più grande di tutto questo è quello per cui è passato alla storia, ovvero la scoperta dell’antica città di Troia, un obiettivo raggiunto procedendo sempre imperterrito nonostante rovesci e contrarietà, malgrado lo scetticismo generale. In questo saggio c’è tutto questo, caparbiamente e minuziosamente ordinato da Payne, che di tanto in tanto si lascia andare a commenti personali, mai banali, sempre ponderati. Inoltre è molto suggestivo il fatto che all’infanzia e a molti altri momenti apparentemente “minori” della vita di Schliemann siano dedicate sezioni di rilievo, in questo modo risparmiando il lettore dalla celebrazione spudorata del personaggio e dalla banale cronaca delle sue gesta più eclatanti. Di spessore è anche il capitolo interamente dedicato all’analisi degli eroi omerici, frutto di ricerche accuratissime ma soprattutto di una profonda passione.



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