L’oscura sacralità della notte

L’oscura sacralità della notte
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Kit Noonan al mattino si alza quando è ancora buio, ma non per andare a lavorare. La sua unica occupazione è fare il padre, aiutare i due figli Will e Fanny a prepararsi per andare a scuola senza fare tardi e perdere lo scuolabus. Kit e sua moglie Sandra abitano in una zona residenziale del Jersey, tra alberi e scoiattoli voraci. Lui è un professore di Storia dell’Arte, o meglio lo sarebbe perché come dicevamo poc’anzi non ha un lavoro, gli è stato appena negato l’ennesimo posto di assistente per il quale a onor del vero non si è battuto poi così tanto, avvelenato com’è da una sorta di inerzia che lo porta a bighellonare per casa e nella sua stessa vita senza energia, suscitando la rabbia e la preoccupazione della moglie. Per Kit gli sguardi di rimprovero di Sandra (per una bolletta scaduta e non ancora pagata, per un costoso abbonamento a una rivista non ancora annullato, per un pacco contenente un libro non necessario che lui ha ordinato, per una raccomandazione preziosa che non se la sente di chiedere a un amico influente, per un lavoro domestico sempre rimandato e così via) sono oramai una costante delle sue giornate. Mentre la moglie è in casa, lui svolge con vigore piccole faccende domestiche, ma appena lei esce si accascia sul divano a leggere o si siede in cucina a rimuginare: il lavandino ingorgato, le foglie ammucchiate in giardino, i panni da mettere in lavatrice possono aspettare. E infatti aspettano sempre. Alla fine, una sera, la moglie prende di petto la questione. No, non la questione del lavoro: l’altra grande questione della vita di Kit, la questione di suo padre. Kit è cresciuto con sua madre e un patrigno, ignora del tutto chi sia il suo padre naturale. Secondo la moglie è inderogabilmente giunto il momento di sapere, di capire, di partire…

Una moglie convinta che il vuoto sepolto nella sua infanzia determini l’inerzia del marito, il suo lasciarsi andare alla deriva. Che scoprire il suo passato gli darebbe la spinta necessaria a riprendere in mano la sua vita e che quindi lo costringe a un viaggio fisico e spirituale attraverso la memoria. La verità dunque come un Graal da trovare in una foresta buia, come il culmine catartico di un percorso terapeutico: i simbolismi letterari (direi quasi antropologici, tanto antico è il tòpos della ricerca/viaggio) e psicoanalitici presenti nel cuore della vicenda narrata da Julia Glass non sfuggono a nessuno, e del resto lei stessa non ha mai fatto mistero né della sua lunghissima frequentazione dei divanetti degli psicoterapeuti né della sua profonda fascinazione per il passato, che secondo la Glass è la chiave per comprendere e affrontare il presente – e non tanto per dire una bella frase vuota, ma come prassi quotidiana di consapevolezza. L’oscura sacralità della notte (il titolo originale And the dark sacred night è un verso tratto dalla celeberrima canzone What a wonderful world scritta da Bob Thiele e George David Weiss e portata al successo planetario da Louis Armstrong) è legato a filo doppio – anche se è difficile dire se ne sia un sequel o piuttosto un prequel – al romanzo d’esordio di Julia Glass, il bello e fortunato Tre volte giugno, vincitore del Nationa Book Award nel 2002. Per evitare gli spoiler (anche se in realtà il lettore scopre la cosa quasi subito, è il protagonista che deve scoprirlo) possiamo solo dire che il padre di Kit Noonan si rivelerà essere uno dei personaggi più interessanti del precedente romanzo. Come in quel libro e forse di più, la scrittura della Glass è raffinata e meditata, molto concentrata sull’interiorità dei personaggi e attenta a non farsi sfuggire nulla della “poesia incidentale” delle situazioni della vita: curioso il vezzo di sistemare le frasi tra parentesi esternamente alle frasi che le hanno scaturite, dopo un punto. (Così, per capirci). E una grande, pensosa parentesi in fondo è quella che la lettura di questo lungo romanzo di epica familiare aprirà nelle vostre giornate, costringendovi almeno per un po’ al suo ritmo compassato e inducendovi magari a voltare lo sguardo al vostro, di passato. 480 pagine di eleganza.


LEGGI L’INTERVISTA A JULIA GLASS


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