L’osteria di Nunziata

L’osteria di Nunziata

La notte prima che Nunziata, strappata alle mani del cadavere di Agatona, la madre ritardata e sordomuta, venisse portata in forma di lurido fagotto alla porta del convento di Montespaccato, suor Gaetana aveva sognato sant’Anna che solennemente le annunciava l’inquietante notizia che avrebbe avuto una bambina. Ed eccola infatti. Nunziata, o Annunziata come le suore l’avevano originariamente battezzata: cresce con le oblate, ma ben presto diventa troppo grande per continuare a pesare sui fabbisogni delle monache e fin troppo avvenente per non essere letteralmente ceduta ad un qualche marito. Don Eufemio, l’oste che da Roma rifornisce ogni mese la chiesetta fuori mano del vino per celebrare la messa, è il prescelto. Lui, che non è certo il più sottile fra gli uomini, non è tipo da farsi pregare e se la porta ben presto via. Con la morte nel cuore Nunziata incomincia una nuova vita di moglie. Non molto tempo deve passare perché da moglie passi a vestire i panni della vedova. È infatti alla prematura morte dell’omaccione che la donna, ancora giovane, sempre vispa, diventa sola proprietaria dell’attività e pronta a dimostrare la volitività e la tempra del suo carattere, ben al di fuori delle ordinarie mansioni di locandiera. Sullo sfondo di una notte romana nel 1839, l’ultima di Carnevale ‒ festività ancestrale e inquietante che nella Roma dei Papi ha saputo rivelare i suoi eccessi più belli e insieme agghiaccianti ‒ l’ostessa rinviene un cadavere mascherato. L’uomo le è familiare, l’ha visto proprio nella sua osteria. Dalle buie sponde del Tevere dove lo ha trovato prende forma un’indagine che la porterà di traccia in traccia ad affrontare un vero e proprio caso. Il primo dei suoi casi…

Nella Roma scombussolata e confusa nella quale Gregorio Luigi Chiaramonti, vescovo di Imola, è appena salito al trono di Pietro con il nome di Pio VII, nasce Nunziata, un personaggio femminile dalle tinte popolaresche e dalla fine sagacia investigativa. L’osteria di Nunziata è la riedizione del capitolo iniziale di una saga ideata da Donatella Paradisi e ancora in via di sviluppo (il secondo è La notte di San Giovanni del 2013 edito da Robin Editore e sempre per Robin nel 2016 è uscito La bustaia). Il romanzo torna alle stampe revisionato e in una veste grafica tutta nuova per Fila37. Un giallo quindi, o un noir per chi preferisce il colore della notte in cui ogni buon giallo sguazza, genere fino a qualche tempo fa dominato dalla scrittura maschile ‒ ovviamente si metta fuori dai giochi il mostro sacro Agatha Christie ‒ da qualche anno conta penne piuttosto argute anche tra il gentil sesso. Non manca di inserirsi tra gli esempi positivi questo romanzo della Paradisi che non solo conserva i tòpoi di genere, parla un linguaggio agile, incalza nella costruzione degli eventi e nell’incedere narrativo moderno dalle chicche antiche, ma aggiunge all’acquolina in bocca della ricerca di un assassino quella dell’osservazione dei luoghi, degli avvenimenti, delle tradizioni che disegnano una romanità tanto umana da diventare universale. Romanista prima che romanziera, la scrittrice (autrice tra gli altri de La grande guida delle strade di Roma scritta con Claudio Rendina, Fantasmi e diavoli a Roma, L’Italia delle leggende, L’almanacco di Roma che pochi romani non hanno nelle proprie librerie), fa confluire le sue competenze in materia in un mondo succulento, vivido e minuzioso di curiosità.



 

 

 
 
 
 

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