L’ottava confessione

L’ottava confessione
Un fagotto di stracci attorno a cui è riunita una piccola folla e che si rivela essere il corpo di un uomo massacrato non può lasciare indifferente Cindy Thomas, testarda giornalista di Nera del Chronicle; e poco importa se si tratta di un senzatetto, dal momento che la folla di barboni, tossici e varia umanità riunita intorno al corpo lo piange come un benefattore della strana ed emarginata società in cui si muoveva. Nonostante le stranezze che presenta il caso però a Lindsay Boxer e al suo partner Conklin viene imposto di lasciar perdere. Priorità assoluta al duplice omicidio che ha colpito il jet-set di San Francisco: marito e moglie, giovani, belli, ricchi e sani vengono trovati senza vita nel loro letto. Nessuna effrazione, nessun segno di colluttazione, niente se non il fatto che sono inesorabilmente morti. Un duplice omicidio che non resterà isolato, e che lascia molto perplessa la dottoressa Claire Washburn, migliore amica di Boxer e direttrice dell’Istituto di Medicina legale. Manca una causa apparente di morte e continua a mancare anche negli omicidi successivi. Cindy però non ci sta al pensiero che non si indaghi sulla morte violenta di un brav’uomo, e con la forza che viene dallo scrivere su un giornale continua l’indagine per conto suo, cacciandosi come da tradizione in seri guai e riuscendo a coinvolgere la polizia…
Che James Patterson sia un maestro del thriller è innegabile e dimostrato dal successo che ottiene libro dopo libro, anche in questa serie decisamente diversa da quella di Alex Cross e scritta a quattro mani con Maxine Paetro. Certo è forte il sospetto che il ruolo di Patterson sia più che altro di sovrintendenza e di richiamo a sostegno di una scrittrice che al tempo dell’esordio, una decina di anni orsono, era semisconosciuta. C’è una costruzione di base del romanzo completamente differente, uno stile ben lontano dalle indagini serrate di Cross. L’unica similitudine che fa intuire la mano di Patterson è nella scelta di utilizzare capitoli molto brevi, caratteristica che rende la lettura facile e veloce senza nulla togliere alla suspense, che anzi a mio parere ne esce rafforzata. O meglio ne uscirebbe rafforzata laddove ci fosse, e questo L’ottava confessione, come del resto gli altri 7 romanzi della serie, è più teso a sottolineare i legami di forte amicizia che uniscono le protagoniste piuttosto che a definire i dettagli dell’indagine alla base del plot; donne forti e indipendenti, che occupano posizioni di responsabilità in una metropoli che è comunque violenta per sua stessa natura.  Non a caso le quattro donne, che sono rispettivamente una poliziotta, un pubblico ministero, la direttrice dell’Istituto di Medicina legale e una giornalista, si trovano coinvolte giocoforza  in situazioni particolari e fondano scherzosamente questo Club omicidi. Per chi ama il thriller questa serie è forse un pochino all’acqua di rose, anche se a onor del vero la costruzione poliziesca è impeccabile e non mancano i colpi di scena. Per chi ama la Cabala e gli aneddoti, i titoli originali contengono il numero del romanzo (tradizione non mantenuta nelle traduzioni).

 

 

 

 
 
 
 
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