L’ovale rimbalza male

L’ovale rimbalza male
Castro, Sergio e Gonzalo. Tre giovani uomini, italo-argentini tutti e tre. Tre grandi amici, fieri e leali, tre grandi campioni. Un’unica grande passione per quello sport giocato spesso tra la terra e il fango, con una squadra che si muove all’unisono come unico organismo con lo scopo di portare una palla ovale oltre la meta. Il rugby per loro diventa metafora di vita: il campo, il mark, il sostegno, il terzo tempo e la mischia non sono applicabili unicamente a quello sport che diviene famoso solo in occasione dei Mondiali o del Sei Nazioni, ma piuttosto alla conduzione di un’esistenza intera. La condivisione dello sforzo, della fatica, i muscoli che fanno male per giorni, i lividi sono solo la facciata che nasconde valori ben più preziosi: il rispetto per sé e per gli altri, per i vincitori e per i vinti, la condivisione, quel dover avanzare potendo però passare la palla solo dietro di sé. Una palla ovale oltretutto, della quale non è permesso in alcun modo predire dove e come rimbalzerà, perché “la palla rotonda elimina il caso, quella ovale lo esalta”…
Tre degli atleti della Nazionale Italiana di rugby probabilmente più noti raccontano episodi della propria vita privata per mostrare come le regole e i valori dello sport che hanno scelto permeano tutte le loro decisioni e il loro modo di guardare il mondo. Scopriamo la passione per gli animali di Martín Castrogiovanni, la tenacia con cui Sergio Parisse si è difeso da un’accusa ingiusta, l’emozione di Gonzalo Canale nell’incontro con la bella calciatrice che ha scelto come compagna di vita. Condividiamo con i tre campioni il sostegno dei dottori clown all’Istituto Meyer di Firenze, possiamo quasi sentire accanto a loro il terribile urlo conclusivo dell’ haka degli All Blacks, possiamo senz’altro sentirci fieri di essere rappresentati, in tutto il mondo, da uomini così.

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