L’uccello dipinto

L’uccello dipinto

Autunno 1939. In un villaggio dell’est Europa un bambino ebreo senza nome di sei anni attende che da un giorno all’altro i genitori vengano a riprenderlo. Spedito, come migliaia di altri bambini, a rifugiarsi in un remoto villaggio della Polonia rurale per sopravvivere alla guerra, viene affidato alle cure di una donna, Marta. Marta è una vecchia gobba sempre piegata in avanti, dai capelli lunghi e aggrovigliati in grosse trecce che non pettina mai. Nei suoi “riccioli fatati” si annidano forze malefiche, nella capanna in cui abita vivono strane creature: pulcini gialli e neri, galline, piccioni, un serpente. Marta prega e vive di incantesimi. Quando si ammala e ha dolore taglia fettine di carne cruda e le chiude in un vaso finché non si decompongono. Non sorride mai, perché ogni dente contato le toglie un anno di vita. Sputa tre volte a terra e si fa il segno della croce se il bambino la guarda negli occhi. Lo teme per i suoi capelli scuri e gli occhi neri, “occhi di strega” che portano infermità e morte. Però non lo abbandona e se ne prende cura. Poi la donna muore e il bambino rimane solo in balia di una terra povera e violenta. Ormai orfano, inizia un lungo viaggio per la sopravvivenza, fugge da un villaggio all’altro ospite quasi sempre indesiderato. Considerato uno sporco zingaro portatore di spiriti maligni e disgrazie, si scontra con le superstizioni, l’ignoranza e la brutalità della classe contadina. Ma la violenza del mondo in cui vive è così estrema da renderlo più fortunato degli altri, sfuggendo a ogni pretesto di morte…

L’uccello dipinto è un racconto di guerra che combina, attraverso una prosa lucida e distaccata, elementi di narrativa distopica, romanzo di formazione e satira. Ma è soprattutto una favola nera in cui Jerzy Kosinski rielabora paure e ossessioni della propria infanzia legate agli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Come evoca l’immagine del titolo, l’uccello dipinto è il simbolo della diversità e di chi è perseguitato proprio perché diverso. Eppure, come ci rivela l’autore, in questo mondo in cui domina il “diritto tradizionale del più forte e ricco sul più debole e povero”, in cui la popolazione è “unita solo dall’estrema superstizione e dalle innumerevoli malattie”, le persone sono ignoranti e brutali “non per libera scelta”. Perché esiste solo la lotta per la sopravvivenza. Nessun personaggio si distingue per statura morale, e il bambino che ci appare una vittima, lo è in realtà per circostanza, non per innocenza. Censurato in patria per 23 anni e pubblicato negli Stati Uniti nel 1965, il romanzo è un piccolo capolavoro sulla crudeltà fisica che aggredisce la sensibilità del lettore lasciandolo sgomento e affascinato al contempo. Si vorrebbero chiudere gli occhi, ma non si può smettere di leggere.

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