L’ultima casa

L’ultima casa
È notte, siamo in un cimitero italiano. Una coppia si scambia carezze, lui si fa più spavaldo, lei inizia a ritrarsi spaventata. L’uomo è sempre più aggressivo, lei tenta di scappare, spaventata da questo impeto improvviso, lui le si getta addossa, tenta di violentarla, urla, rumori e infine un gemito strozzato. La ragazza esce spaventata e malconcia con ai piedi una sola scarpa e scappa via. Lascia, abbandonato, il cadavere dell’uomo. Alle prime luci del giorno lo ritroveranno in maniera piuttosto inusuale Lucio e Ahmed, i due muratori che stanno lavorando all’ampliamento del cimitero, talmente poveri da alloggiare negli stessi loculi, che in realtà non reputano neppure molto scomodi. E nel frattempo iniziano le consuete visite al cimitero: un’anziana vedova inconsolabile, vittima di uno scherzo atroce dei due operai, un arzillo vecchio in carrozzella che passa la sua giornata riempiendo di chiacchiere la testa della povera badante romena che lo accudisce. Una serie di personaggi destinati a allacciarsi nella maniera più imprevedibile, tra le lastre di marmo delle tombe…
Il celebre scrittore Tiziano Scarpa non è nuovo alla scrittura teatrale. Questa volta, per i tipi di Transeuropa nell’originale collana Inaudita Big, che racchiude chicche di grandi autori italiani non necessariamente in linea con la loro consueta produzione, propone un testo di notevole levatura, cimentandosi con temi e strutture della commedia goldoniana e della Commedia dell’arte, modernizzandoli a seconda delle sue esigenze. I personaggi della piecè si configurano infatti come rivisitazioni in chiave attuale della antiche maschere settecentesche: al posto di servi, padroni e damigelle però abbiamo un grottesco affresco dell’Italietta degli anni 2000, fatta di operai sfruttati, clandestini e  badanti dell’est sulle quali vecchi saccenti in sedia a rotelle riversano le proprie frustrazioni, il tutto in un quadro inusuale che diventa, però, progredendo con la lettura, uno scenario sempre più azzeccato. Gli echi goldoniani sono propriamente da ricondurre a un testo poco noto ma interessante del geniale autore veneziano, ovvero La casa nova, storia di un trasloco da una casa piccola ma dignitosa a una più grande e altolocata, realizzato da una giovane coppia, con un lui vessato da una consorte impaziente. In questo caso un semplice sgombero diventa un pretesto per mettere in luce contraddizioni e storture della società dell’epoca e anche nel testo di Scarpa, i lavori per l’ampliamento del cimitero sono solo il fatto incipitario di una serie di dispute e smascheramenti. Ma Scarpa spariglia le carte sul finale e stupisce i lettori, realizzando un teatro nel teatro degno di un Pirandello dei giorni nostri, tanto ricchi e elaborati sono gli spunti portati a termine dal testo.  L’ultima casa è stato messo in scena dalla compagnia Pantakin per la regia di Michele Modesto Casarin e ha ottenuto, al suo debutto alla Biennale di Venezia, il premio “Chi è di scena”. Dell’originale adattamento, degno di un testo altrettanto peculiare, ogni lettore può visionare foto e video grazie al contenuto multimediale scaricabile dal sito di Inaudita. 

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