L’ultima estate di Klingsor

L’ultima estate di Klingsor
Klingsor, di ritorno da una passeggiata in una notte afosa di un’estate torrida, si concede un momento di riposo sul balcone del suo studio. Il giardino sottostante è immerso nel buio, il cielo sopra la sua testa è puntellato di stelle, una musica lontana e sconosciuta invade l’aria immobile. È stanco, oramai riesce a riposare solo per poche ore: la pittura lo assorbe completamente e il fuoco dell’arte brucia talmente tanto dentro di lui che a malapena riesce a trovare momenti per assaporare il presente. Ha gli occhi stanchi e la tensione che giorno e notte lo possiede sembra non lasciargli tempo di respirare. Luigi un caro amico lo raggiunge in quel luogo di isolato ritiro ed insieme si concedono sedute di pittura, arricchenti scambi di opinione, giri in bicicletta, speculazioni sull’amore, l’arte e il cibo, momenti conviviali e ricordi…
Quella che Hermann Hesse ci racconta con immagini vivide è l’ultima estate della vita del pittore Klingsor, trascorsa in un luogo nella zona di Pampambio, Careno e Laguno, posti che aveva visitato, amato e frequentato negli ultimi anni della sua vita. Aveva quarantadue anni e proprio in quell’estate produsse gli ultimi quadri intrisi di un cupo silenzio, raffiguranti “alberi incurvati e case a forma di piante, che gli intenditori antepongono alle opere del suo periodo classico”. Un romanzo breve, dalla scrittura folgorante, che vive nell’immediatezza eppure permeata di sogno, mistero e di una impalpabile ma nello stesso tempo opprimente sensazione di attesa. Hesse ci regala la visione del mondo del pittore e attraverso i suoi occhi ci fa provare il fremito della necessità di portare fuori da sé un’immagine a stento trattenuta.

 

 

 
 
 
 
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